L’Antiperiodico, il bollettino senza periodicità, senza regole, senza pretese di giornalismo e senza l’obbligo di filtro.

Torna la nostra (e vostra) rubrica preferita dopo una pausa lunga come un permesso di maternità di Kerry Washington: #TUFF, l’Antiperiodico. Mettetevi comodi, sarà come andare dal parrucchiere o starsene seduti nella sala d’attesa del vostro medico (quello sempre in ritardo, che, per compensare, vi lascia a disposizione l’enciclopedia del gossip). Ma badate bene, quanto segue non è mero chiacchiericcio, o illazioni, bensì dichiarazioni rilasciate a mezzo stampa dai diretti interessati alcuni dei quali, non si sono risparmiati.

Quest’anno ci siamo superati, e quindi tutto quello che avreste sempre voluto sapere sui tuffatori (ma non avete mai osato chiedere) viene diviso in tre parti. Una la pubblichiamo subito, le altre due nel resto del weekend!

DISCLAIMER: Rigate dritti con le citazioni, o vi facciamo il culo a paiolo.

 

TUFF#02 — In questa uscita:

Venerdì 27 maggio:
— God Save the Queen (gli altri possono pure anna’ a mori’ ammazzati)

— They try to make me go to rehab… but I said, ‘no, no, no’!
— Lighting fires with our words, instead of useless smoke that blurs
— Don’t leave me this way: I can’t survive, I can’t stay alive!
Sabato 28 maggio: 
— Though hope is frail it’s hard to kill, who knows what miracles you can achieve
— Ah, il Südtirol: chist’è ‘o paese d’ ‘o sole, chist’è ‘o paese d’ ‘o mare!
— Come on baby, let me see what you’re hiding underneath
Domenica 29 maggio
— Hot like Mexico, rejoice!
— Lascia che io sia il tuo brivido più grande – dentro le mutande
— Volerei da te, da Milano fino a Hong Kong passando per Londra, da Roma e fino a Bangkok

paddy
(Patrick Hausding agli Europei di Londra. Foto: M. Schutt/DPA.)

E cominciamo con una puntata tutta Made in Deutschland, con Paddy Passione Politico e molto altro.


God Save the Queen (gli altri possono pure anna’ a mori’ ammazzati)

Sin dal momento in cui è stato rilasciato il programma di London 2016 è parso subito evidente che qualcosa non quadrasse: complice, forse, l’inserimento degli esercizi circensi delle due gare mixed synchro, le gare non erano redistribuite nei classici modi a cui eravamo abituati. Questo, però, non dovrebbe funzionare da scusante per chiunque, armato di una cassa di scotch, abbia deciso, tra le altre cose, di piazzare due discipline olimpiche maschili (3 metri individuali e synchro piattaforma) nella stessa giornata. Se i primi tempi si era ipotizzato un errore, col passare dei giorni e nessuna notifica a riguardo, è arrivata la certezza: questo è quanto e ve lo tenete così. Dai diretti interessati nessun accenno a quanto organizzato, ci siamo un po’ sentiti quindi i soliti polemici – probabilmente anche un po’ influenzati dal nostro odio per London 2012. (Chi dimentica è complice!)
Tutto a posto? Assolutamente no. Quando pensavano che tutti si fossero rassegnati a cotanto squilibrio, è giunto in soccorso di noi polemici Patrick Hausding. Direttamente dai media tedeschi, infatti, il buon Patrick ha deciso di dire la sua sulla situazione e i toni sono stati tutt’altro che pacati: essendo lui in primis la vittima designata, in quanto partecipante sia ai 3 metri individuali, che alla gara synchro piattaforma (entrambe discipline per cui ha il pass olimpico), non le ha mandate a dire.

Con molto tatto ha fatto sapere in primo luogo che un’organizzazione del genere denota semplicemente mancanza di rispetto nei confronti degli atleti, aggiungendo che, non trovando un senso a quanto stabilito in programma, l’unica spiegazione risiedeva nel voler favorire la coppia di casa nella gara synchro. La coppia tedesca Hausding-Klein ha portato a casa dal 2008 al 2015 otto medaglie d’oro consecutive, stabilendo una sorta di dittatura e presentandosi quindi a Londra come la principale pretendente alla vittoria, nonostante i vari acciacchi fisici.

Si potrebbe controbattere che Hausding avrebbe potuto scegliere di fare una sola delle due gare, ma davvero un programma non all’altezza e un’organizzazione che ha avuto falle anche su altri fronti (due tra tutte: i tabelloni segnapunti che smettono di funzionare, e  le lunghe pause snervanti e non regolari in durata tra l’esecuzione di un tuffo e l’altro, cosa che ha innervosito più di un atleta) hanno il diritto di influenzare le scelte tecniche di un atleta, oltretutto nell’anno olimpico?

La reazione di Hausding è stata esagerata? Non troppo: è un po’ come se all’università vi piazzassero due esami importanti nello stesso giorno, e col secondo che inizia dopo mezz’ora dalla fine del primo. Sarà che alcuni di noi ci sono passati, ma purtroppo, al contrario di Patrick, non avevamo la BILD a disposizione per dare dei cretini a quelli del dipartimento. [1]


They try to make me go to rehab… but I said, ‘no, no, no’! (Rehab, Amy Winehouse)

Rimaniamo sul fronte Hausding, questa volta però per notizie sicuramente meno divertenti e piacevoli. Tra un’intervista e l’altra, infatti, il tedesco ha chiarito (forse anche troppo) la sua situazione fisica, rilasciando una serie di dettagli di cui forse avremmo volentieri fatto a meno. L’infortunio di Kazan aveva lasciato un po’ la situazione in sospeso, si era fatto un gran parlare delle varie ipotesi e infine il tutto era stato liquidato con un blando “gli accertamenti non hanno evidenziato lesioni gravi” che vuol dire tutto e nulla. Sappiamo ora che, durante la Coppa del Mondo di Rio, le cose sembravano essersi messe di nuovo sulla buona strada, con Paddy non più sotto cure mediche da un paio di mesi (è lui stesso a sottolineare come ciò fosse più o meno un record per lui), salvo poi andare tutto in malora dopo qualche tempo.

Non solo è infatti tornato il problema al ginocchio acutizzatosi durante i mondiali di Kazan, ma è arrivato accompagnato da un ulteriore fastidio alla spalla che, per sua stessa ammissione, equivale ad “avere dei chiodi infilzati nella carne”. Ed è forse la spalla il problema maggiore: il tedesco è infatti rimasto fermo nelle tre settimane pre-Europei e sottolinea come il dolore sia a volte così acuto da rendere impossibile prendere una tazza o infilarsi una maglia. Sono quindi tornati gli antidolorifici, e a profusione.

Tempo di curarsi? Assolutamente no! È l’anno olimpico e per risolvere il problema alla base, il nostro impavido masochista ha deciso di tagliare la testa al toro e non farsi neanche controllare in maniera dettagliata. Perché? Semplice: per usare le sue stesse parole, se si fanno le analisi si ha una diagnosi, con la diagnosi anche una cura… ma per quest’ultima non c’è assolutamente tempo dal momento che si tratterebbe di fisioterapia o, come piace chiamarla a lui… REHAB! Come un novello Winehouse (a fratta in testa ci siamo quasi) e in pieno spirito teutonico, rimanda l’invito al mittente, conscio di aver già da tempo programmato due-tre mesi di pausa post Rio.

Piccola postilla: qualcuno alla fine deve avergli messo una mano in testa (o in faccia) perché il nostro prode cavalier senza macchia e senza paura al momento può fare solo palestra ma non tuffarsi. [2]

*

Parentesi Anti: un caro saluto a Oscar Bertone, cui Bizzotto ha dovuto spiegare quest’ultima parte in diretta, dal momento che il genio andava già annunciando il ritiro di Hausding durante la telecronaca – sottolineando di non aver capito una benemerita di quanto in realtà programmato dall’atleta. Che poi, se si fosse trattato di un’incomprensione qualunque, avremmo chiuso un occhio, ma annunciare su TV nazionale il ritiro di un atleta perché non si è capito in realtà il discorso fatto, è abbastanza “grave”. Visto il soggetto ci siamo pure un po’ abituati.


Lighting fires with our words instead of useless smoke that blurs (I Had a Dream, Kelly Clarkson)

Hausding scatenato! Come spesso succede in Germania, in concomitanza con eventi sportivi di rilievo, si risveglia l’interesse dei media per il campo tuffistico che ha ormai nell’atleta della BTSC un saldo portavoce dell’intero movimento, complici non solo i successi sul campo ma anche la predisposizione a non tenersi esattamente tutto dentro quando si tratta di dire la sua. Prendendo spunto da un malcontento generale che vede coinvolto in primis il movimento natatorio in toto (nuoto compreso), Patrick si è fatto in qualche modo portavoce delle critiche. Il vero aspetto positivo in tutto ciò è vedere come l’atleta non si limiti a mera e sterile polemica, ma cerchi di suggerire un paio di soluzioni, conscio forse del fatto che il dialogo non va mai sottovalutato.

Il problema principale, secondo lui, è l’assenza in Germania di un ministero per lo Sport (o politiche sportive che dir si voglia), mancanza che comporta, secondo diversi interessati, a una distribuzione non equa dei fondi alle diverse discipline. Ad approfittare sarebbero dunque i soliti noti, con l’aggravante che, spesso e volentieri, i fondi vengono investiti per necessità interne alle società (come per esempio le trasferte, di qualsiasi entità siano) e non per la costruzione di impianti che possono giovare all’intero movimento.

Altra spina del problema economico risiede nel fattore premi: un atleta che porta a casa medaglie olimpiche (un investimento lungo quattro anni, non una stagione sola) riceve un premio in denaro non certo all’altezza, Hausding propone quindi cifre quasi da capogiro sottolineando che no, non si vergogna, perché nessuno fa mai storie quando un calciatore guadagna 50.000 euro al giorno. L’aspetto economico influisce negativamente anche sul rinnovamento dei movimenti. Se un atleta di successo arriva a guadagnare ventimila euro l’anno lordi, è ovvio che molti giovani optino per lavori in cui si guadagna uguale, se non anche di più, senza dover mettere a rischio l’incolumità fisica tra infortuni e pesanti allenamenti. E qui entra in gioco, sempre secondo Hausding, l’immagine e la percezione che si da’ a uno sport a livello nazionale.

La polemica qua si scalda e arriva a tirare in ballo perfino la Merkel. La cancelliera, infatti, è secondo Patrick rea di preferire determinati sport ad altri, influenzando quindi la loro percezione in casa e fuori. La foto della Merkel con la nazionale tedesca post-vittoria del mondiale 2014 fece il giro del mondo, la stessa cancelliera, però, nello stesso anno non prese parte a nessun evento a Sochi per protesta contro le politiche di Putin. Ad Hausding questi giochetti politici interessano relativamente, è il messaggio finale che conta. Sì alla foto con i calciatori, no al sostegno degli atleti olimpici che così passano in secondo piano. E poco importa anche che a Londra 2012 il presidente della repubblica Gauck presenziò all’evento: quando si tratta di politica tedesca, l’immaginario comune pensa alla Merkel, non a Gauck, ed è per questo che Hausding chiede a gran voce alla cancelliera di andare a Rio il prossimo agosto. La sua presenza, infatti, potrebbe dare in Patria un ritorno d’immagine a quegli sport di cui ci si ricorda forse ogni 4 anni e cancellare, o almeno attutire, la percezione secondo cui certe discipline contino più di altre. Chissà se Angela deciderà di accogliere la richiesta, quel che è certo è che fa piacere vedere atleti  coinvolti a 360 gradi che davanti ai problemi alzano sì la voce, ma in maniera costruttiva più che arrogante. Le disparità ci saranno purtroppo sempre, ma strepitare o addirittura subire in silenzio, non sono certo le scelte più adatte. [3]


Don’t leave me this way: I can’t survive, I can’t stay alive! (Don’t Leave Me This Way, Harold Melvin & The Blue Notes)

#saschanoncilasciare è stato il nostro hashtag durante la gara dalla piattaforma di Londra 2016, nel tentavo di esorcizzare un evento (il ritiro di Klein post-Rio) di cui siamo a conoscenza da ormai troppo tempo. A furia di ripetere “Sascha ripensaci” potremmo aver involontariamente ottenuto qualcosa.

È troppo presto per suonare le campane a festa ma, al termine della rassegna europea, il capo federazione Buschkow ha dichiarato che, per quanto riguarda il futuro del piattaformista tedesco, i due hanno intenzione di farsi una chiacchierata una volta terminate le Olimpiadi. L’idea sarebbe infatti quella di portare avanti il sincro Hausding-Klein per un altro anno, fino ai prossimi mondiali, rimandando così di qualche mese il suicidio nostro e quello della DSV.

La cosiddetta “coppia del futuro” (ce ne sono a milioni, per citare una certa cantante…) Barthel-Stein è infatti a dir poco da latte dalle ginocchia, non tanto per il povero Timo che a Londra ha detto in qualche modo la sua, quanto per il suo compare, mai entrato veramente in palla con questo sport. Da nove ori consecutivi europei si potrebbe passare al nulla per un po’ di tempo… come dire, dalle stelle alle stalle. D’altro canto, non ci sono alternative a parte provare Barthel-Wolfram, una coppia all’insegna de “il secchio e l’olivaro”… sarebbe comunque un passo avanti rispetto a qualsiasi abbinamento che comprenda Dominik “zavorra” Stein.

L’altra strada sarebbe affiancare a Barthel il giovane Karl Schöne ma onestamente non me la sento di augurare al povero Timo di dover gareggiare con uno che, ai campionati tedeschi del 2015, si prendeva a male parole e pezzettate con l’allora compagno synchro da 3m.

Dal canto suo, Hausding fa sapere di essere disposto ad andare avanti con il synchro piattaforma a patto che, se Klein decidesse davvero di lasciare, il suo sostituto dovrebbe essere alla sua altezza (nessuna esagerazione, a ragione chiede qualcuno con tutti i tuffi già in programma) dal momento che non ha voglia di ricominciare dalle basi o fare da balia a un inesperto. Attendiamo con ansia che la ZDF lanci Patrick Hausding’s Next Synchro Partner, noi lo guarderemmo con mooooolto piacere – anche senza RuPaul alla conduzione! [4]


#TUFF torna domani sera!

[1] Wasserspringer kritisiert EM-Zeitplan | Patrick Hausding muss springen, springen und springen, RBB Online (link). Vedi anche [2].

[2] So Schindet Sich Ein Wasserspringer | Hausding: “Meine Gold-Nacht war der Horror”, BILD (link).

[3] “Erster Athlet fordert | Ein Sportminister für mehr Anerkennung”, BILD (link).

[4] Gold-Springer Klein/Hausding zu gut zum Aufhören, ZEIT (link). Vedi anche [2].