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Questo articolo vi è fornito in coppia da F e M, corrispondenti da Rostock per i Campionati Europei. Foto: M. Cesari.

Quanto ci piacciono i titoli in musica – questa volta tocca ai Revolverheld, – ormai siamo entrati nel loop e non ve ne libererete tanto presto. Al solito, i nostri titoli hanno molteplici sfaccettature (se ancora pensavate che lanciassimo frasi a caso, no, non avete capito nulla…), e dal momento che vi facciamo scoprire anche nuova musica tedesca, di conseguenza, non potete proprio lamentarvi: viva la democrazia!

Rio2016 si avvicina, e con essa la data che tutti ormai abbiamo segnato come LA MORTE, dal momento che il mondo intero ha deciso di ritirarsi dopo i prossimi Giochi Olimpici, lasciandoci alla deriva in cerca di uno scoglio da prendere a capocciate. Ecco dunque che, come suggerito dal testo della canzone, vorremmo essere in grado di trovare una ricetta contro l’invecchiamento, ed impedire così la sfilza di ritiri che ci attende dietro l’angolo. Abbiamo ancora un anno a disposizione, possiamo farcela.

Dall’altra parte, però, anche se ogni gara ci leva una media di dieci anni di vita, finisce sempre che, soprattutto quando gli eventi possiamo goderceli live, sul posto, torniamo a casa come i bambini appena uscite dal luna park. E come due bambine abbiamo pianto sabato pomeriggio dopo l’oro di Martin Wolfram, senza alcun rimorso.

Dulcis in fundo: il cantante della band si rivolge a un suo amico che si lamenta pedantemente della musica odierna, ribadendo come, ai suoi tempi, alla radio passasse roba di qualità. Ecco, per chi ci conosce bene, lo sa che, al di là delle battute varie, spesso ci lamentiamo della musica moderna e ci piacerebbe che alla radio girassero ancora certi dischi (è una metafora, nel caso non fosse chiaro).

Se il resoconto dei campionati crucchi vi era sembrato lungo, temiamo che questo sarà anche peggio. Ci scusiamo in anticipo. Pensate però, in compenso, che questo sarà l’ultimo resoconto dal vivo dalla Germania per i prossimi SEI MESI! Quindi, brace yourselves, fate un ultimo sforzo e leggetevi pure questo, dai!

Era il lontano 2009 quando una giovane M appena maturata, al termine dei Mondiali di Roma, si era ripromessa che avrebbe fatto il possibile per poter assistere a quante più gare live di tuffi possibili nel futuro. Poi, per qualche strano motivo, non sono riuscita più a partecipare ad una gara internazionale fino alla giornata che ho passato agli Europei a Berlino lo scorso anno, ma un giorno non fa di certo lo stesso effetto di un’intera settimana a seguire le gare. Ho continuato, certo, a guardare le gare in televisione e a rosicare (non si possono usare termini più fini in queste occasioni) per non essere lì. perché poi passavano i mesi e finivo per spendere i miei soldi in scemenze, ma finalmente, appena sei anni dopo, che sarà mai, sono riuscita a rivivere un’esperienza molto simile.

Inizio col dire che, quando vivi le gare live, in un certo senso i risultati delle gare stesse hanno un ruolo secondario all’esperienza stessa: parlare con gli atleti, osservare le loro routine pre-gara, essere lì con amici. Ho un bellissimo ricordo dei mondiali di Roma, eppure praticamente tutti i miei preferiti non hanno vinto una medaglia.

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L’Europeo comincia il martedì, con l’ormai consueto e inutile Team Event, ma visto che per una volta ho ricevuto il trattamento vip (grazie Nicola!), vado a ritirare prima della gara il mio accredito e vado a vedermi la breve conferenza stampa con Tina e Patrick. Mezz’ora quasi tutta in tedesco, quanto sono brava? La notizia più importante che esce fuori è che Christina Wassen è dovuta rimanere a Berlino per essere operata e quindi, per la gioia di tutto l’Anticommento, la nostra tuffatrice preferita My Phan gareggerà nel sincro piattaforma insieme a Maria Kurjo (la coppia qualificata, in realtà, era appunto Wassen con Tina Punzel). Forse, se devo essere più sincera, la notizia più importante è data dal rappresentante della LEN che ci tiene a sottolineare che, per la prima volta, la LEN darà premi in denaro agli atleti che andranno sul podio. E io che avevo dato per scontato l’avessero sempre fatto. Patrick deve scappare quasi subito perché dopo la rinuncia di Sascha dalla piattaforma, che verrà sostituito da Martin – decisione che avrebbe scombinato più o meno metà delle startlist, – Paddy farà il TE con la Kurjo e Stephan gareggerà al posto di Martin dai 3m (per la gioia di F, soprattutto).

Mentre aspetto l’inizio dell’evento vero e proprio, mi siedo nella zona dove gli atleti mangiano e Rinaldi Sr. mi viene a salutare, poco dopo ci raggiunge anche Cagnotto Sr. che mi chiede se sono la figlia di una tale tizia mai sentita prima (al che io rispondo “no non so’ ‘a fija de’ nessuno”, come i migliori studenti di Oxford).

La cerimonia d’apertura è (come al solito) alquanto dimenticabile, e il Team Event mi sembra più lungo del dovuto, visto dagli spalti. Ne approfitto per fare qualche foto, constatando che la gara in sé non è che sia particolarmente interessante. Sono armata di molta forza di volontà, peccato per il mio obiettivo che è già da mesi che non funziona molto bene, ma la mancanza di denaro mi ha impedito di ripararlo finora. Comunque sia, la gara viene vinta dai russi, seguiti da tedeschi e ucraini, e fuori dal podio Francia ed Italia, le cinque nazioni che si porteranno a casa praticamente tutte le medaglie. Mi ricongiungo con Francesco che sarà il mio compagno di avventura per tutta la settimana (F ci raggiungerà il venerdì notte), e torniamo a casa dopo aver mancato il viaggio in traghetto con tutta la nazionale crucca organizzata per chiunque avesse il pass (tanto per confermare, ancora una volta, che i tedeschi non sono poi così tanto diversi da noi in fatto di organizzazione).

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Il giorno successivo si inizia a fare sul serio, con sveglia alle otto e già le prime speranze di cose buone per l’Italia. La prima gara della mattina è il metro maschile. Trovare un posto decente da cui fare foto non è facile, e il problema poi diventa il fatto che mi guardo la gara da davanti e non riesco a vedere bene le entrate in acqua, morale della favola anche tuffi da cinque mi sembrano dei capolavori (poi la mattina non mandano neanche i replay sugli schermi). In pieno stile Rozenberg a Roma09, Barthel scivola dalla tavola, ma Rozenberg era da tre metri ed era riuscito ad aggrapparsi alla tavola per poi tornare in gara (probabilmente le foto le avete viste tutti anche se non vi ricordate chi è il tuffatore in questione). Per questo fa nullo e si fa anche male, ritirandosi quindi dalla gara. Entrambi i nostri si qualificano per la finale, una di quelle cose a cui non siamo più abituati. La seconda gara della giornata è la piattaforma donne, ci sono 16 ragazze in gara, se Noemi non dovesse andare in finale, quindi, dovremmo porci un paio di domande: è anche la prima gara senior per Elena Wassen (nata a novembre 2000, sottolineamo), che però purtroppo non ce la fa. Noemi arriva sesta, dopo una gara nel complesso dimenticabilissima. A pranzo, grazie ai nostri pass, riusciamo a mangiare gratis; il menù più o meno ogni giorno comprende riso o pasta e pollo.

La finale maschile del metro è l’inizio di un incubo che finirà il pomeriggio successivo (qualcuno mi avrebbe dovuto avvertire in anticipo perché non ero pronta ad un risultato simile), ovvero la vittoria di un francese. Come ben sapete noi di Anticommento tifiamo un po’ la qualunque ma, per questioni irrazionali, abbiamo una certa antipatia verso inglesi e francesi. Dopotutto tifare veramente tutti sarebbe stato troppo, non credete? Rosset si porta a casa la sua prima medaglia d’oro, ma il risultato che preferisco ricordare è il quinto posto di Giovanni Tocci, che si trova a soli 6 punti dal podio e a 5 da Kvasha, che non fa una gara memorabile, è vero. Il quarto posto di Illya, fra l’altro, è la prima di una lunga serie di #mainagioia. L’atleta di casa, Homuth, chiude addirittura ottavo, ancora traumatizzato dalla fine della storia con la Punzel (io ci sono rimasta, malissimo, comunque, e anche loro ho la vaga impressione non abbiano concluso le cose in maniera proprio amichevole; perdonatemi l’angolo gossip) (per fortuna nessuno di loro parla italiano). La finale dei dieci metri ci porta ad un momento di angoscia profonda per l’incubo Marinò: dovremo mica sentire la Marsigliese per ben DUE VOLTE in un solo giorno? Nessuno di noi è pronto ad una tale eventualità, ma per fortuna Yuliya Prokopchuk ci salva. Prokopchuk, fra l’altro, altra atleta del club “non invecchio mai”, visto che pure lei ha ormai 29 anni ma sembra averne sempre 18. Noemi riesce a portarsi a casa un bronzo, contentissima, a differenza della Marino che ha perso la medaglia d’oro all’ultimo tuffo. Non faremo finta di esserne dispiaciuti. Il mio compagno di viaggio tifa per lei, e io sono talmente una brava amica che non lo faccio dormire fuori casa quella notte come meriterebbe. Noemi è davvero raggiante, anche post-podio si ferma a fare foto sceme con i fotografi ed è una grande gioia anche per me, devo ammetterlo. Anche dopo essermi dovuta sorbire la Marsigliese pochi minuti prima.

Parentesi poco simpatica: un fotografo, di cui non farò il nome, ha deciso che sotto il podio il giorno prima “c’era troppa gente” (persone annoverate: dieci) e quindi mi impediscono l’accesso sotto il podio nonostante il pass. Incredibile come certi nostri connazionali riescano a rompere le balle anche a più di mille km di distanza dalla patria. Il clima di questo europeo è davvero molto familiare e rovinarlo perché una persona si crede di essere chissà chi e non permettere agli allenatori di scattare le foto ai loro atleti mi sembra ridicolo. Anche visto che non è che sia il calcio, e di fotografi ce ne sono davvero tre. Parentesi più simpatica: la seconda francese, classe 1997, che porta un programma con un tuffo da 1.9 e neanche uno sopra il 3.0, ma che riesce a finire decima davanti alla Kurjo, bronzo lo scorso anno a Berlino. I coefficienti NON SONO TUTTO.

La giornata finisce parecchio tardi ma fuori splende ancora il sole, perché vivere in Europa del Nord dovrà pur avere i suoi vantaggi! (Questo lo scrivo dopo essere tornata a vivere a Roma.)

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Il terzo giorno è un giorno dalla doppia faccia, da un lato i tre metri maschili, una delle gare più belle che generalmente ci offrono europei e mondiali, e dall’altra quella più noiosa e brutta di sempre: la piattaforma sincro donne. Il livello della qualifica maschile non è altissimo, ma nonostante questo nessuno dei due italiani entra in finale: chiaramente ogni chance di ricorrere ancora alla quota culo era stata esaurita il giorno precedente; il fatto che sia entrato Paparounas la dice lunga, immagino. Il momento che più mi sconvolge della mattinata è Stephan (Feck), che deve ricordarsi dell’intervista dell’altra volta perché mi vede e mi sorride. Dopo la gara io vedo bene di fare casini con il telefono e cancello tutte le foto scattate la mattina (non vi preoccupate, la sera sono poi riuscita a recuperarle), come se io non sia già abbastanza nel panico per la finale del pomeriggio. Subito dopo io e Francesco fuggiamo dalla piscina, perché va bene tutto, ma la qualifica della piattaforma donne sincro con cinque coppie in gara anche no. Ci facciamo una passeggiata in centro a Rostock, e andiamo a mangiare in un posto a dir poco tipico: Subway. Lì facciamo entrare nel panico la povera ragazza dietro il bancone, con Fra che parla in inglese e io in tedesco, e quella poverina si ritrova a non capire più quale lingua parlare. Fra l’altro il mio simpatico amico mi chiede “Klein vuol dire vecchio, vero?”, e io per la seconda volta non l’ho comunque sbattuto fuori casa. Quanto sono buona e cara. Mentre mangiamo, vediamo passare fuori dal locale Coco, le gioie dell’europeo, quando ti ritrovi in giro per la città atleti a caso.

Torniamo in piscina in tempo per la finale, che mi ritrovo a guardare accanto al capo tecnico della nazionale tedesca. Non vorrei riportare tutti gli insulti verso Rosset che sono passati nella mia testa durante l’intera gara, ma al di là di questo non è stata proprio la finale che mi sarei aspettata da un punto di vista qualitativo, al di là dell’orrendo quinto posto di Paddy (e del secondo quarto posto di Illya, povero). Un altro oro francese. Vedere Sascha con le mani nei capelli dopo l’ultimo tuffo del suo compagno di sincro non aiuta, bisogna dirlo. Capisco anche che la scelta della Federazione tedesca di mandare i tre atleti di punta a tutte le gare delle World Series abbia potuto fruttare da un punto di vista economico, ma dall’altro lato li ha chiaramente fatti arrivare a Rostock in uno stato di forma non ottimale (vedi Sascha con problemi alla schiena da ormai settimane). Mi rendo anche conto che questo non è l’appuntamento più importante della stagione e che Kazan mette in palio parecchi posti per le Olimpiadi, quindi a mente lucida (una settimana dopo) mi rendo conto che non è poi tutta questa tragedia, ma sul momento mi sono sentita abbastanza uno schifo, ecco. Per fortuna c’è Steph che mi saluta che almeno mi fa rallegrare a fine giornata.

Passo tutta la finale del sincro piattaforma donne a mangiare ciliegie per protesta. Questa volta, se non altro, riesco ad andare sotto il podio (ma che fortuna, eh?), e non tiro neanche niente in testa a Rosset. Ho un autocontrollo eccezionale, non trovate? Visto che le gare finiscono presto, io e Fra decidiamo di andare a fare un giro al mare, ci facciamo una passeggiata in spiaggia e andiamo a mangiare in uno dei tipici ristoranti di Warnemünde, dove fra l’altro vediamo passare allenatrici ucraine e russe insieme. Il tramonto sul mare alle 23 è spettacolare: anche se ho odiato un pochino Rostock negli ultimi mesi, con questa immagine mi ha abbastanza ripagata.

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Il quarto giorno c’è il metro donne e il sincro maschile da tre metri, la speranza è che questa giornata ponga fine ai #mainagioia dei giorni precedenti. La stampa già ricorda che è il peggior europeo da non so quanti anni per la Germania, in Italia invece l’Europeo inizia solo quando entra in campo (o in piscina, dovrei dire) Tania. Entra per noi in finale anche Elena Bertocchi, al primo europeo senior. Per i nostri amici crucchi, invece, non ce la fa Louisa Stawczynski, da noi amorevolmente nominata Louisa Stocazzo perché nessuno avrà mai voglia di imparare a scrivere il suo cognome correttamente. Grande sorpresa della giornata, fra le altre, Grace Reid, UK classe 1996 che potrebbe quasi starmi simpatica (ho detto quasi. Comunque C l’ha già adottata da un paio d’anni, bisogna dirlo). Le qualifiche del sincro uomini, invece, non vanno poi così bene. Siamo tutti sicuri vadano in finale solo 8 coppie su 9, e quindi siamo un po’ in apprensione quando i nostri sbagliano ed entrano con l’ultimo punteggio utile. Ma, nel pomeriggio, scopriamo che inspiegabilmente tutte le coppie sono in finale. Misteri della LEN che cambia le regole da un giorno all’altro.

Riesco anche ad intervistare Giovanni fra una gara e l’altra (la mia prima intervista da sola per Anti, incredibile), anche se sono senza cartello Keep Calm, ma per quello rimedierò sabato (non vi spoilererò come e con chi ha fatto la foto, per quello vi rimando all’intervista che troverete presto su questi lidi). Rimangiamo di nuovo gratis alla mensa della piscina, dove ci troviamo ad assistere ad una scena drammatica: Homuth che si va a sedere al tavolo dove si trovano Tina e la nostra nuova amica Louisa, solo che la seconda decide di andare al bagno proprio in quel momento e i due si trovano da soli, entrambi concentratissimi a guardare nei loro piatti. Dopo aver assistito a questo drammatico momento e aver mangiato il nostro riso col pollo (ve l’avevo detto), torniamo in piscina. Non mi sarei mai aspettata, francamente, di ritrovarmi a pensare che la Bertocchi si sarebbe quasi potuta giocare una medaglia! Una piacevolissima sorpresa, un quarto posto importantissimo e una gara super regolare, tutte cose che ha dimostrato per la prima volta in carriera; casualmente ho guardato la gara accanto alla sua famiglia che era super-agitata. Su Tania credo che ormai sia inutile fare commenti, ma parliamo della Bazhina che comincia il suo percorso di rosicamento che finirà solo domenica pomeriggio. Fattela ‘na risata, Bazì(NGA)!

Per la finale 3m sincro mi dispiace che F non sia con me, essendo lei la fan n°1 di questa disciplina (solo della disciplina, eh). Io, ovviamente, non potevo che portare sfiga ai miei crucchi preferiti che arrivano per la prima volta terzi invece che secondi (Steph comunque il giorno dopo mi ha assicurato che non è colpa mia, grazie Steph!), ma se non altro Illya si porta finalmente a casa ‘na benedetta medaglia, iniziavo a preoccuparmi, già non sorride molto di suo, a fine giornata si sarebbe affogato. I nostri riescono persino a riscattarsi dopo le due giornate un po’ de merda e arrivano quinti. Inutile dire che i russi fanno una bellissima gara, a differenza delle loro controparti femminili (ciao Bazinga): fra l’altro vorrei sottolineare i loro sguardi d’odio diretti al Team UK che è sempre troppo rumoroso per i nostri (ed evidentemente anche i loro) gusti. Zakharov e… Kuznetsov (non riuscirò mai a scriverlo senza controllarlo) sono due pazzi, comunque, sia sugli spalti che non, e ho cominciato a voler loro del bene. Dalla tv mi sembravano sempre così seri. Appendice: l’intera famiglia Hausding è salita a Rostock per la gara e rimarrà fino alla domenica. Sono sempre i mejo, e la mamma mi fa ammazzare dal ridere.

Aspettiamo con ansia il podio perché grazie a Tania finalmente è il turno del nostro inno (e lo dico io che sono poco patriottica), ed è bellissimo poterlo cantare insieme a tutto il team Italy, nonostante sbaglino tutti l’attacco. Grazie a Noemi che riesce a far tornare tutti a tempo. Fra l’altro Michele sempre il migliore sugli spalti che urla sempre minchiate alla malcapitata di turno sul podio, e noi giù a ridere con il resto della piscina che si guarda confusa. Io mi ritrovo poco dopo con la pettorina di Tania attaccata sulla maglia, perché lei se l’è tolta subito dopo il podio e l’aveva data all’addetto stampa della FIN che poi decide di regalarmela. Seconda medaglia d’oro russa dopo il primo giorno, e questa volta l’inno è quello giusto, se non altro. Anche se non capisco un’acca la melodia mi piace sempre un sacco, fra le altre cose.

Dopo la gara vado a cercare Coco perché in teoria avrei dovuto intervista anche lui, mi fiondo nella hall dove lo trovo a bere birra con Michele. Io mi lancio in un monologo in tedesco, e dopo che Coco mi risponde, sempre in tedesco, Michele decide di mandarlo a fanculo. Segue una conversazione delirante mista fra tedesco, italiano e inglese. Me l’avessero detto del 2009 non ci avrei mai creduto. Visto che Fra ha da fare al pc io rimango nella hall perché fa davvero troppo caldo, e osservo la squadra crucca che si beve lo spumante per festeggiare una medaglia che mancava ormai da un po’ troppi giorni (sempre che si possa considerare “buona” la medaglia del team event). Ah no, scusate, come dichiarato da Paddy alla NDR lui beve solo succo d’arancia, fate finta di non aver letto nulla.

Quando Steph mi passa davanti gli faccio i complimenti e lui mi sembra abbastanza soddisfatto (spoiler: in realtà era solo l’alcool, o il meth). Torniamo a casa per cena dove Fra annuncia “mi metto a studiare fino a che non arriva F”. Ovviamente, sapendo che F sarebbe arrivata poco prima di mezzanotte, apre il libro dopo le undici. Quanta serietà.

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