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Continuano i nostri pronostici sugli Europei di Rostock!

1 METRO UOMINI

FAVORITI: Kvasha (Ucraina), Kuznetsov (Russia), Rosset (Francia).
Non c’è il campione in carica (Hausding ha mollato il metro), pertanto il peso del podio cade tutto sui due russi Kuznetsov (argento nel 2014 e nel 2012) e Novoselov (quarto nel 2014, ma settimo nel 2013), sul francese Rosset (bronzo nel 2014 e nel 2012) ma soprattutto sull’ucraino Kvasha, campione europeo nel 2013 e nel 2012 e sorprendentemente assente a Berlino da questa altezza (ma due bronzi da 3 metri). Possibile si ripeta il podio del 2012, con Kvasha davanti a Kuznetsov e Rosset.

OUTSIDER: Novoselov (Russia), Blaha (Austria), Homuth (Germania), Tocci (Italia).
ALTRI FINALISTI: Kolodiy (Ucraina), Rzeszutek (Polonia), Barthel (Germania).
Con l’assenza dei britannici di peso, sempre troppo white privileged per degnarci della loro presenza a una competizione continentale, diventa più facile la previsione della finale: sei posti sono praticamente “prenotati” dai russi, dagli ucraini Kvasha e Kolodiy, e dai tedeschi Barthel e Homuth; altri tre quasi certamente finalisti saranno il francese Rosset, l’austriaco Blaha e il polacco Rzeszutek. I veri outsider, che potrebbero anche finire sul podio, oltre ai già citati Blaha e Novoselov, saranno Oli Homuth (programma pesante con il doppio e mezzo ritornato e il triplo e mezzo avanti carpiati) e, perché no, il nostro Tocci.

ITALIANI: Giovanni Tocci, Andrea Chiarabini.
Due italiani qualificati in questa gara: Giovanni Tocci ha fatto 431 punti agli assoluti, e se i giudici europei avessero lo stesso metro di quelli italiani (e non è così) sarebbe da medaglia certa; un buon obiettivo per lui sarebbe viaggiare oltre i 380 punti e quindi assicurarsi almeno la stessa posizione dello scorso anno, se non meglio (sesto). Per Andrea Chiarabini, che ha mollato una carriera promettente dalla piattaforma e ha passato parecchio tempo prima di assestarsi dai trampolini, è la prima gara europea individuale da altezze più basse di 10 metri. In finale – obiettivo minimo per lui – dovrebbe andarci (basteranno circa 330 punti, forse anche meno), se non fa particolari cazzate.


3 METRI UOMINI

FAVORITI: Hausding (Germania), Kvasha (Ucraina), Zakharov (Russia), Rosset (Francia).
L’atleta di casa, nonchè campione in carica, Hausding è sicuramente il favorito. Non solo si trova a gareggiare di nuovo in patria, per di più in un’altra piscina che conosce bene (non quanto quella di casa, ma quasi), ma il tedesco viene dal secondo posto dell’overall ranking delle World Series appena conclusesi. Certo, per molti tutto ciò significherebbe solo un gran carico di pressione e aspettative, ma abbiamo imparato che, Hausding, non appartiene a questa categoria. Resta comunque l’unico che ha tutto da perdere oggi.
Gli altri tre possono sperare in un errore del favorito, e tirar fuori la loro gara perfetta, per andare a insidiare il gradino più alto del podio, che sembra già assegnato. Kvasha sicuramente con il coltello tra i denti dopo il legno di ieri dal metro. Rosset al contrario, galvanizzato dall’oro ottenuto proprio dal metro, potrebbe tentare il colpaccio. Zakharov al solito un punto interrogativo: è campione olimpico in carica, ma ci ha abituati a debacle ed eliminazioni da dilettante. Non resta che attendere in quale forma è giunto qua.

OUTSIDER: /
ALTRI FINALISTI: Feck (Germania), Kuznetsov (Russia), Blaha (Austria), Benedetti (Italia), Denny (UK), Kolodiy (Ucraina), Woodward (UK), Rzeszutek (Polonia).
Restano otto posti per l’accesso in finale. Due sembrano “prenotati” da Feck e Kuznetsov, anche se non dovrebbero essere contendenti per un posto sul podio a meno di grandi errori davanti e grandi exploit nelle proprie gare – di cui sono comunque capaci. Altri tre posti, probabilmente, andranno al secondo ucraino Kolodiy (bronzo dal metro 2015), all’austriaco Blaha e all’inglese Denny. Le sorprese potrebbero venire da nomi inaspettati: da segnalare l’altro britannico Woodward e i polacchi. Probabile che con 370 punti si entri in finale, punteggio assolutamente alla portata dei “nostri”, vaccate escluse: ma l’anno scorso con 402 si era fuori…

ITALIANI: Michele Benedetti, Tommaso Rinaldi.
Michele arriva agli Europei con la consapevolezza di aver fatto una stagione sin qui molto regolare, e in cerca della terza finale consecutiva da 3 metri (sempre in finale dal 2009, tranne che nell’edizione 2012): Tommaso, con punteggi più irregolari, è alla quarta partecipazione consecutiva ma è a caccia della sua prima finale (13° nel 2012, 17° nel 2013, infortunato nel 2014). L’estrema volatilità dei punteggi per l’accesso in finale negli ultimi anni non consente previsioni più accurate, ma con una gara “normale” si dovrebbe passare.


10 METRI UOMINI

FAVORITI: Minibaev (Russia). In seconda battuta, Nazin (Russia), Wolfram (Germania).
Solo Minibaev può impedire a se stesso di cogliere la medaglia d’oro più “facile” degli ultimi cinque o sei anni. Senza Klein (acciaccato), Hausding (rinuncia), Daley (che guarda agli Euro con la puzza sotto il naso), Denny (passato al trampolino) e Bondar (inghiottito da un buco nero), chi dovrebbe competere con lui per il primo posto? Probabilmente i più accreditati sono l’altro russo Nazin e il tedesco Wolfram, che non a caso hanno due dei programmi più complessi del lotto.

OUTSIDER: Stein (Germania), Kaptur (Bielorussia), Dolgov (Ucraina).
ALTRI FINALISTI: Dell’Uomo (Italia), Verzotto (Italia), Tolvers (Svezia), Auffret (Francia), Lee (UK), Dixon (UK).
Sono Stein e Kaptur i maggiori indiziati per una posizione a ridosso del podio o addirittura sopra di esso, vista la mancanza di molti big, con un Dolgov leggermente più indietro in quanto alla prima partecipazione europea (ma è già stato in World Series). Tra i finalisti contiamo tranquillamente i nostri, che non dovrebbero avere difficoltà a trovarne cinque più deboli di loro. Dovrebbero entrare anche Tolvers, Auffret e uno dei due (o entrambi) inglesi.

ITALIANI: Francesco Dell’Uomo, Maicol Verzotto.
Nessuno dei due tuffatori italiani ha sin qui particolarmente brillato (no, le medaglie nel sincro misto in World Series non sono indice di particolare forma fisica), ma la qualificazione dovrebbe bazzicare intorno ai 350-370 punti, una soglia decisamente alla loro portata viste le prestazioni ai loro ultimi Europei (Dell’Uomo 413 e poi 422 l’anno scorso, Verzotto 379 e 412 nel 2013).


1 METRO DONNE

FAVORITI: Cagnotto (Italia), Bazhina (Russia).
E in realtà, molto più Tania di Nadezhda. A Rostock ci sono solo loro tra le medagliate degli ultimi quattro anni (assenti Ilinykh e Punzel, ritirate Polyakova e Lindberg), e, sebbene ci siano atlete molto competitive, non sanno correre quanto loro. Sarà una bellissima lotta per il terzo posto, ma i primi due dovrebbero essere assegnati, salvo cali di concentrazione che Nadezhda ha smesso di accusare da almeno un paio d’anni e che Tania dal metro non prova quasi mai.

OUTSIDER: Reid (UK), Freitag (Paesi Bassi), Fedorova (Ucraina), Subschinski (Germania).
ALTRI FINALISTI: Jansen (Paesi Bassi), Laatunen (Finlandia), Pysmenska (Ucraina).
La lotta per il podio dovrebbe tenersi tra quelle che storicamente sono state le tuffatrici “di rincalzo” e che oggi hanno un’ottima occasione per portarsi a casa una medaglia: l’ucraina Fedorova, la tedesca Subschinski, e soprattutto l’olandese Freitag e la britannica Reid, sono le quattro atlete con le maggiori qualità tecniche e fisiche. Jansen e Pysmenska faticano sempre, ma un posticino in finale dovrebbero ritagliarselo. Potrebbe essere l’occasione per la finnica Laatunen di confermare il sorprendente piazzamento 2014 (nona). Gli altri tre posti, visto il forte rinnovamento, potrebbero andare a chiunque…

ITALIANI: Tania Cagnotto, Elena Bertocchi.
Due italiane qualificate in questa gara: di Tania abbiamo già detto molto nel paragrafo più sopra, per Elena Bertocchi è la prima grande occasione di mettersi in mostra e di proporsi come potenziale tuffatrice di riferimento per il dopo-Rio, ormai sempre più spaventoso e incombente. I precedenti in quanto a tenuta mentale non fanno dormire il sonno dei giusti, ma 220-230 punti sono abbordabili per quello che sa fare. L’obiettivo? Prima arrivare in finale, poi giocarsi anche l’anima su una serie perfetta.


3 METRI DONNE

FAVORITI: Bazhina (Russia), Cagnotto (Italia).
La gara maledetta. Dopo Torino 2009, Tania non è più riuscita a vincere da 3 metri: argento nelle ultime due edizioni, in cui le ha prese da Punzel e Bazhina; bronzo nel 2011 in casa, con Anna Lindberg che si toglieva le ultime soddisfazioni (e con Freitag argento!); quarta a Eindhoven nel 2012, addirittura sesta a Budapest nel 2010, con Nora Barta che tornava sul podio dopo quattro anni. L’unica grande assente è Gallantree, per il resto c’è un po’ di concorrenza, più che nelle altre gare di Tania. E quindi la favorita (anche per scaramanzia) è la campionessa in carica, Nadezhda Bazhina.

OUTSIDER: Punzel (Germania), Subschinski (Germania), Ilinykh (Russia), Blagg (UK).
ALTRI FINALISTI: Freitag (Paesi Bassi), Nedobiga (Ucraina), Pysmenska (Ucraina), Favre (Svizzera), Dallapè (Italia).
La lotta per il terzo posto – o meglio, se davanti facessero errori marchiani – è riservata al solito gruppo di outsider: le tedesche, Ilinykh (non farà un altro nullo come l’anno scorso…), la Blagg (unica relevant inglese presente, essenzialmente per motivi amorosi), eventualmente le ucraine e Freitag. La Dallapè dovrebbe entrare in carrozza in finale, ma non dovrebbe essere in lotta per le medaglie – ma speriamo di sbagliarci. Ci riserviamo di puntare un cent sull’ingresso in finale (non di più) della svizzera Favre.

ITALIANI: Tania Cagnotto, Francesca Dallapè.
Forse serviranno più di 250 punti per entrare in finale,  perché le concorrenti capace di farli ci sono. Per il discorso medaglie: i punteggi sono calati costantemente dal 2011 a oggi, ma potrebbero conoscere una risalita quest’anno. Difficilmente basteranno 330 punti per l’oro, forse neanche per l’argento…


10 METRI DONNE

FAVORITE: Batki (Italia), Marino (Francia), Prokopchuk (Ucraina). In stretto ordine alfabetico.
Anche qui non c’è la campionessa in carica (Barrow si risparmia per i mondiali, in cui comunque sarà molto meno relevant di quanto si creda a parte forse nel sincro): la lotta per il podio è molto ristretta, e comprende certamente l’ucraina Prokopchuk (due ori e un bronzo nelle ultime tre edizioni) e l’unica italiana in gara, Noemi Batki (due argenti nel 2012 e nel 2014). Per la francese Marinò è la prima delle tre gare di questo biennio da “tutto o niente”: nascondersi adesso spegnerebbe l’enorme crescita avuta in questo quadriennio olimpico (+60 punti dal 2012 al 2014), e l’assenza delle britanniche gioca a suo favore. L’ordine non lo indichiamo, un’imperfezione a questi livelli può farti passare dall’oro al bronzo in un amen.

OUTSIDER: Kurjo (Germania), Timoshinina (Russia), Govor (Russia).
ALTRE FINALISTE: Krasnoshlyk (Ucraina), Aiacoboae (Romania), Van Duijn (Paesi Bassi).
Poche le altre tuffatrici rilevanti in questa gara: potrebbero insidiare il bronzo la tedesca Kurjo e le russe Timoshinina e Govor, ma solo in caso di errore di una delle tre top diver in quanto tutte e tre difettano non in doti fisiche ma in continuità. Per alcuni degli altri sei posti in finale guardiamo all’ucraina Krasnoshlyk e alla rumena Aiacoboae. Incognite le britanniche, al loro esordio internazionale, nonché l’ungherese Kormos e l’olandese Van Duijn, polivalenti con poca continuità. Già sacrificate la svedese Svantesson e la francese Kalonji, potrebbero sorprendere la norvegese Tuxen e (data per infortunata in conferenza stampa, ma non nelle start list) la tedesca Wassen, grandi promesse giovanili. Con 250 punti si entra in finale.

ITALIANE: Noemi Batki.
Di Noemi c’è da dire poco: la stagione è stata altalenante ma la concorrenza è davvero ridotta, tornare sul podio (e i punti per riuscirci potrebbero essere molti meno di quelli necessari lo scorso anno) è davvero l’obiettivo minimo.