bln 2014

Neofiti o non, ci siam permessi di venire in vostro soccorso e di presentarvi a mano a mano coloro che, per un motivo, o per un altro, sono da considerarsi i favoriti nelle diverse discipline a BLN2014 (in caso di flop, la direzione declina ogni responsabilità. E’ il karma, prendetevela con lui, insomma…).

Continua la nostra marcia verso Berlino, dopo la prima puntata dedicata agli omini è tempo di berciare delle donnine.

L’articolo è stato modificato domenica 17, con la pubblicazione delle entry list ufficiali.

Trampolino 1m DONNE

L’East Side Gallery è davvero molto bella, ma se volete essere meno mainstream vi proponiamo la mostra su Bowie ora in corso alla Martin Gropius Bau…

Ancora una volta, individuare le migliori in una gara che durante l’anno non vediamo né in World Series né in Grand Prix è molto difficile. Noi di #anticommento comunque ci rifiutiamo categoricamente di nasconderci come hanno fatto Tania e suo padre in conferenza stampa. Si chiama “privilegio della più forte”.

FAVORITI: Cagnotto (ITA)
Quella che ha battuto Wang Han ed è arrivata a 0.10 da He Zi alla finale mondiale di Barcellona. Solo tre tuffatrici – che non a caso sono leggendarie – hanno fatto di meglio in questa specialità, vincendo un oro mondiale dal metro: Irina Lashko (Perth 1998 e Barcellona 2003), Blythe Hartley (Fukuoka 2001) e Yulia Pakhalina (Roma 2009). Non vi basta? Dal 2009 a oggi Tania ha mancato l’oro solo a Eindhoven – seconda dietro Lindberg.

OUTSIDER:  Bazhina (RUS), Marconi (ITA), Fedorova (UKR), Pysmenska (UKR), Starling (GBR), Blagg (GBR), Freitag (NED), Subschinski (GER)
Se è vero che Bazhina fatica moltissimo da tre metri, eccelle particolarmente nel metro (argento e bronzo nelle ultime due edizioni), e dovrebbe essere la candidata principale per l’argento. Alle sue spalle c’è un gruppetto di atlete che comprende le ucraine (a sorpresa niente Nedobiga né Kesar (avremmo giurato che Viktoriya da qualche parte dovessero pur piazzarla… a sorpresa farà i 3 metri), le inglesi Blagg e Starling (niente Gallantree, che a parole sui giornali era pronta a essere iscritta a tutte le gare tranne che alla piattaforma) e Maria Marconi, che dal metro ha conquistato le sue medaglie europee in palmares (nonché le migliori prestazioni: Roma e soprattutto Shanghai sono ricordi agrodolci…). Non è da sottovalutare l’impatto di una tuffatrice potente come la da noi adorata Venerdì (Uschi Freitag) nel caso non abbia rinunciato nuovamente all’altezza più bassa in favore della van Duijn: a Eindhoven fu quarta a soli cinque punti dal bronzo di Bazhina. Dal metro le teutoniche Punzel e Subschinski sono meno incisive che da tre, dove possono esprimere al meglio le proprie qualità: a meno di sorprese sembrano lontani i tempi di Heike Fischer, che dodici anni fa a Berlino fu oro…

ITALIANI IN GARA: Tania Cagnotto e Maria Marconi
I punteggi recenti per l’accesso in finale (242.65, 226.50, 232.15, 221.95) ci rendono quantomeno ottimisti di vederle entrambe tra le dodici. Anche i punteggi per il podio sono calati negli anni (282.65, 287.80, 275.15, 273.90) pertanto l’obiettivo per le “nostre” è la migliore posizione possibile. Sognando medaglie pregiate…


Trampolino 3m DONNE

La madre delle less relevant è sempre incinta. Un po’ come Kerry Katona, che non si arrenderà fino a quando non avrà sfornato la squadra di calcio.

Possiamo garantirvi una cosa: in tutte le gare femminili quest’anno ci saranno un mucchio di less relevant. Ma proprio tante, ci saranno più atlete poco interessanti che ragazze brutte alle finali di Miss Italia, ché uno si chiedeva sempre (lo facevamo, quando Miss Italia non era ancora il concorso di bellezza delle less relevant, appunto) “ma questa chi diamine l’ha portata fin qua?”. No, okay, non dicevamo “diamine”, dicevamo “cazzo”.

FAVORITI: Cagnotto (ITA)
L’unica europea a superare stabilmente quota 330 in tutte le finali di World Series raggiunte (cinque su sei: Pechino è stata mancata a causa di un nullo incredibile, l’eccezione che conferma la regola). L’unica europea a sfondare tre volte quota 350 punti in stagione (357.85 a Dubai, 353.00 a Mosca, 350.10 a Bolzano). La vincitrice delle World Series 2014 tra le partecipanti a tutte le tappe. Ci sono momenti in cui non accettare il ruolo di favorita significa davvero scherzare con il fuoco. Fisicamente ha conosciuto stagioni migliori, e questa è solo una tappa in vista degli ultimi due grandi impegni della sua carriera (Kazan e Rio), ma ci rifiutiamo di pensare che Tina Punzel, o la sorpresa di quest’anno, le scippi nuovamente la medaglia più pregiata: negli ultimi cinque europei è arrivato un solo oro da questa altezza (a Torino nel 2009), e in generale da 3 metri in Europa ha collezionato tanti quarti posti quante medaglie.

OUTSIDER: Nedobiga (UKR), Punzel (GER), Marconi (ITA), Bazhina (RUS), Kesar (UKR), Starling (GBR), Subschinki (GER)
All’ultima World Cup tra le prime dodici del mondo c’era una sola altra europea oltre alla Cagnotto, l’ucraina Kesar che tuttavia in stagione non ha regalato performance memorabili (miglior risultato la semifinale di coppa, comunque sotto 310). Meglio hanno fatto alcune semifinaliste, come l’altra ucraina Nedobiga – per la prima volta dopo tanti anni, Olena Fedorova non farà la gara individuale da 3: l’infanzia che se ne va, – la britannica Starling (311.15 a Windsor), e soprattutto l’altra italiana in gara, Maria Marconi: alla sua prima esperienza nelle World Series, ha portato tre qualificazioni in finale e tre punteggi sopra quota 320, tra cui uno, clamoroso, proprio all’ultima tappa a Monterrey (347.55 e il quarto posto sopra Tania Cagnotto). In stagione nessuno ha fatto meglio delle due italiane, e anche se l’Europeo è una gara diversa e a sé rispetto alle World Series o ai Grand Prix, è bene non guardare alla finale come obiettivo minimo, ma ambire a qualcosa di più. Altre atlete da non sottovalutare sono la campionessa in carica Punzel, per gran parte della stagione fuori forma fisicamente e non brillante in Coppa del Mondo e l’altra tedesca Subschinski.
Potrebbero tornare in corsa la russa Nadezhda Bazhina, ammesso che si sia liberata dei suoi fantasmi dopo i numerosi infortuni, e l’inglese Blagg, buona interprete del synchro ma non indimenticabile da sola. Il resto del parterre non sembra (ancora o definitivamente) in grado di competere per le medaglie: Freitag non ha più ritrovato la forma che le fece vincere un clamoroso argento a Eindhoven; francesi e ungheresi pagano coefficienti bassi o tecnica scadente; la russa Ilinykh è ancora giovane e inesperta, per quanto lasci intravedere buonissime cose. Dal settimo-ottavo posto in giù vedremo probabilmente punteggi bassini, anche per un Europeo.

ITALIANI IN GARA: Tania Cagnotto e Maria Marconi
Con i recenti ritiri di alcune grandi atlete, il livello generale dei 3 metri in Europa si è alquanto abbassato: per la finale sono bastati 250-270 punti nell’ultimo quadriennio (precisamente 257.75 nel 2010, 250.30 nel 2011, 268.50 nel 2012, 246.00 nel 2013). Più interessante la lotta per le medaglie, dove 320 punti – punteggio comunque alla portata di entrambe le nostre ragazze – difficilmente basteranno per il bronzo (291.75, 324.25, 315.00, 326.10) i punteggi per il terzo posto nelle ultime quattro edizioni).


Piattaforma DONNE

Se dovessimo giudicare dai soli risultati della stagione nelle grandi competizioni, la piattaforma femminile dovrebbe essere un assolo ucraino.

L’esperienza ci dice che con ogni probabilità non ci sarà un dominio assoluto della Prokopchuk per svariate ragioni (prima tra tutte, la sua tenuta mentale non sempre impeccabile), ma è indubbio che ci sia una sola grandissima favorita, e molte dirette inseguitrici che lotteranno per le altre due medaglie. Tra queste, due sono in grado (tecnicamente e mentalmente) di allungare una zampata che può valere l’oro.

FAVORITI: Prokopchuk (UKR)
Yulia Prokopchuk non è più una ragazzina (a Rio avrà poco meno di trent’anni, sarà la sua ultima chiamata) ma ha finalmente acquisito da un paio d’anni quella consapevolezza di sé e quella maturità tecnica che le hanno permesso di esplodere. Ha sistemato il ritornato nel 2011, la verticale nel 2012, ed è ora una tuffatrice virtualmente senza punti deboli, al punto da aver razziato tra il 2012 e il 2013 una finale olimpica (seppur deludente), due ori europei individuali e un bronzo mondiale dietro le imprendibili cinesi. In stagione si è dimostrata non sempre impeccabile, ma vanta un 354.90 alle World Series di Londra, un 361.35 a quelle di Monterrey di giugno e soprattutto un 380.10 a Mosca che le è valsa la sua prima medaglia (bronzo) nella competizione. Yulia mira alla tripletta europea: con il ritiro di Tonia Couch, a meno di errori personali, la conquisterà.

OUTSIDER: Batki (ITA), Barrow (GBR), Kurjo (GER)
Le tre dirette inseguitrici di Yulia Prokopchuk si dividono in due gruppetti: la “grande” in cerca di riscatto e le aspiranti a un posto al sole. Noemi ha conquistato due argenti e uno storico oro (a Torino) tra il 2010 e il 2012, prima di incappare nell’annata nera che l’ha vista lontanissima dal podio a Rostock. C’è un nuovo programma di tuffi e una nuova occasione di dimostrare il proprio reale valore, magari insidiando Prokopchuk e tenendola sotto pressione quel tanto che basta per farla sbagliare.
Discorso diverso per Kurjo, per la terza volta consecutiva bronzo nel 2013 dietro Prokopchuk e Koltunova; l’anno prima finì alle spalle di Prokopchuk e Batki, e nel 2011 dietro Batki e Koltunova. È la riprova che pur essendo di ottimo livello, le manchi ancora qualcosa per raggiungere i fasti di Christin Steuer, ultimo oro teutonico in Europa dalla piattaforma. Lei e Barrow hanno disputato tutte le gare delle World Series, oscillando entrambe piuttosto stabilmente nella forchetta 310-330 punti. Proprio il range che negli ultimi anni ha garantito un posto sul podio…
Non tra le outsider, ma desideriamo che facciano il meglio possibile le due giovani russe, Petukhova e soprattutto Timoshinina jr, due promesse della piattaforma e interpreti interessanti. Grande assente la Koltunova, oro nel synchro l’anno scorso con Goncharova ma dal potenziale sempre al di sotto dei massimi, con un bronzo e due argenti nell’ultimo quadriennio – l’ultimo l’anno scorso, sconfitta di misura proprio dall’omonima ucraina
Una parola per quella sciagurata di Tonia Couch: è altamente probabile che le speranze di medaglia europee fossero notevoli nella gara synchro con Barrow, vista la stagione strepitosa. Ma con lo stato di forma attuale dimostrato anche a Glasgow almeno il bronzo (se non l’argento) sarebbe stato preda facile. Voltare le spalle alla competizione continentale, come ha fatto per molti anni Daley, non porta buoni frutti.

ITALIANI IN GARA: Noemi Batki
Della gara che dovrà fare Noemi abbiamo già parlato diffusamente. Nel 2010 a Budapest con 343.80 punti conquistò l’argento alle spalle di Steuer, col bronzo intorno a 340 punti. Nel 2011, a Torino, arrivò un oro indimenticabile a quota 346.35 punti, con Kurjo bronzo a 318.45 punti. Nel 2012, a Eindhoven, difese l’argento nonostante i suoi 315.60 punti e il risicato margine sulla tedesca, che si sarebbe riconfermata a Rostock l’anno dopo con 323 punti. Dopo aver lavorato un intero anno sul nuovo programma, e vista la concorrenza e il fatto di poter affrontare l’eliminatoria senza patemi (con 11 iscritte, saranno tutte in finale) arrivare in prossimità del podio, o anche meglio, dovrebbe essere l’obiettivo realistico.


Nel gran finale, le quattro gare synchro e il team event. (Oddio, dobbiamo davvero parlare del team event?)