Ancora noci tostate (pörkölt dio) a tutti voi! Se avete letto la prima parte del terzo numero di #TUFF, già sapete che ce ne sono altre due pronte da gustare – e questa è una di quelle due!

La foto di apertura è, come quasi sempre accade, di Marta C.

In questa puntata:

– Il giardino di casa
– Ultimo tango a… Torino
– Goodbye my friend (so glad we made it, time will never change it)
>>> No Maria, io esco
>>> Notaio, rifiuto l’offerta e vado avanti
>>> 06/8262 Chi l’ha visto?


Il giardino di casa

È iniziata la stagione per tutti – anche se da alcuni punteggi non si direbbe.

Finora abbiamo avuto il trofeo di Natale e Coppa Tokyo, entrambe a Bolzano da cui speravamo tutti (con tutti intendiamo noi che dobbiamo fare i salti mortali per andarci) di esserci liberati con il ritiro di Tania, quindi per ora purtroppo non possiamo farvi commenti in diretta come la scorsa stagione. Non temete, arriveranno presto anche quelli: giovedì iniziano i campionati di categoria a Trieste.

Per punti salienti, cosa è successo finora.

– Il Segreto (cit.) è stato svelato: abbiamo un sincro donne dalla piattaforma. Vero. Sembra impossibile ma è così. Noemi Batki e Chiara Pellacani, seguite da Ibolya Nagy e Domenico Rinaldi, hanno avviato quello che speriamo sia un progetto a lungo termine. Con 275 punti e rotti alla loro prima uscita, ovviamente in gara contro loro stesse, hanno acceso un barlume di speranza in chi non vedeva una coppia in questa specialità da tanti, troppi anni. La distanza (la Batki si allena a Trieste, la Pellacani a Roma) e gli anni di differenza tra le due potrebbero essere un punto a sfavore ma in un’intervista a Il Piccolo (che nella stessa pagina ribattezza Auber col nome di Alberto – oppure, viste le ultime medaglie, era il gemello buono) Noemi assicura che allenarsi con una ragazza di quattordici anni la porta solamente ad avere tanta energia in più e che entrambe impareranno sicuramente qualcosa l’una dall’altra.

– Tocci si riconferma già con le due uscite stagionali più scrause (con il segreto augurio che il livello già bassino non continui a scendere durante la stagione): due ori al trofeo di Natale, due ori a Coppa Tokyo. Forte dell’argento continentale dello scorso maggio, delle ottime prove nazionali della scorsa stagione e del traguardo delle World Series in sincro con Chiarabini, Giovanni si conferma ancora come il tuffatore di punta della Nazionale italiana. È l’unico a superare quota 400 punti in entrambe le gare dai tre metri e in una gara di quelle dal trampolino più basso, e anche questo ci fa tirare un sospiro di sollievo per il resto della stagione. Fortemente in dubbio la presenza a una qualsiasi tappa delle World Series visto che il suo aggraziatissimo compagno di sincro al momento è in convalescenza post già citato brutto incidente con la moto; un peccato perché entrambi avrebbero veramente molto bisogno di farsi le ossa a livello internazionale, anche se abbiamo potuto ben notare che la coppia finora funziona veramente molto bene.

– Nonostante la povertà dilagante delle prime due uscite stagionali, c’è almeno un’altra nota positiva: dopo una stagione 2015/16 non esattamente brillante, sembra che il già citato  Auber (Gabriele, così almeno una testata che lo cita col nome giusto ce l’ha) quest’anno abbia proprio ingranato per bene. Tre medaglie d’argento su quattro gare individuali fatte e punteggi non molto lontani dai 400 fanno ben sperare per il resto della stagione. Il talento non gli manca, i DD alti (e ben eseguiti) nemmeno, quindi speriamo che questa nota positiva continui con le prossime gare.

– Ancora novità dalla piattaforma: Michele Benedetti, a 32 anni suonati, decide di riprovarci, seppure solo da cinque metri. Forse in memoria dei bei tempi che furono anche in sincro con il fu Dell’Uomo, torna dalle ultime gare nazionali con un argento dalla piattaforma. Il panorama italiano al momento è quello che è (basti pensare che c’è più povertà dilagante che dai trampolini) ma chi siamo noi per lamentarci di questo tuffo nel passato.

– Chi non si è visto all’ultima competizione “di casa” indoor sono Maicol Verzotto (ci sono spifferi, ma teniamo ben chiusa la finestra!) e Vladimir Barbu (che aveva disertato anche il trofeo di Natale). 06/8262 il numero per chiamare la Sciarelli.


Ultimo tango a… Torino

Non riguarda direttamente le gare svolte finora, ma sempre di tuffatori italiani si tratta… e non di una a caso, ma della nostra miglior tuffatrice di sempre. Sembra infatti finalmente confermata la vera gara d’addio: a La Stampa confessa che dovrebbe presto riprendere gli allenamenti per prepararsi a saltare da un metro agli Assoluti Invernali in programma a Torino a maggio. Quindi, almeno lei, non sceglie Bolzano e ci salva da una trasferta improbabile, e noi approviamo moltissimo Torino. Approviamo un po’ meno il dover dire che è la gara d’addio perché no, non ce ne faremo una ragione anche se ormai è chiaro da tempo. (La Stampa, a dicembre e a febbraio)


Goodbye my friend (so glad we made it, time will never change it)

(E se ci sono servite le Spice Girls per alzare un po’ la qualità delle citazioni…) Le Olimpiadi sono spesso lo spartiacque tra una generazione di tuffi e la successiva: ecco l’elenco più completo del mondo, per nomi ma soprattutto per fonti, di chi ha lasciato trampolini e piattaforme… e di chi non l’ha fatto!

* No Maria, io esco *

Sarah Barrow (Gran Bretagna): e con questa sono finite le persone simpatiche nella nazionale UK. (C giura che Grace Reid è abbastanza coccolosa, ma gli strilli che emette dagli spalti non sono sopportabili se non dai pipistrelli). Il sodalizio con Couch non è finito benissimo, alla fine crediamo ci abbiano perso entrambe. (British Swimming)

Maxim Bouchard (Canada): momentaneamente si dedica alla sua carriera di fashion blogger, nonché di modello (di intimo ma non solo) per Duceldo: la Ferragni del Quebéc, insomma. Intanto mo’ vive a Dubai e ci strilla CIAO POVERY! (L’Huffington Post – Quebec)

Brittany Broben (Australia): ritirata per il perdurare dell’infortunio alla spalla, progetta, tanto per rilassarsi un po’, di dedicarsi… al triathlon. La nostra idea di preservazione degli infortuni è un pelo diversa. (ABC, Goald Coast Bulletin)

Tania Cagnotto (Italia):

(gif di Trash Italiano)

Cesar Càstro (Brasile): è allenatore aggiunto presso l’Università della Georgia.

Chen Ruolin (Cina): ritirata per un serio infortunio al collo, smette a soli 23 anni (ma con ben cinque medaglie d’oro olimpiche). Praticamente imbattibile in vasca, l’unica che può tendenzialmente superarla nel prossimo futuro è la stellina Ren Xi, altrimenti traslitterata dalla FINA come Ren Qian. (South China Morning Post)

Francesca Dallapè (Italia): in dolce attesa, partorirà a maggio. A farsi due conti, quella medaglia l’ha festeggiata proprio bene… (Twitter)

Roseline Filion (Canada): resta a sua memoria l’impresa di aver agguantato la qualificazione olimpica con un piede distrutto e di aver vinto un bronzo olimpico pochi mesi dopo esserselo fracassato; saluta con la classe che ha dimostrato. Ha aperto una piccola azienda di escape room e studierà da giornalista. Meg Benfeito ha la nuova compagna di sincro in Caeli McKay, classe 1999 (come chi ci segue su Twitter avrà già notato). (National Post)

Uschi Freitag (Paesi Bassi): ci lascia senza averci fatto vedere il 5154B, ci depriva della possibilità di celebrare il venerdì e, peggio di ogni altra cosa, ci abbandona a quelle due matte di Pimp My Jansen e Misery Van Duijn in vasca. E chi la tifa più l’Olanda adesso, se non mandano la Wils a tutte le gare. (KNZB)

Rebecca Gallantree (Gran Bretagna): la veteranissima della nazionale goblin e la sua spaziosissima fronte sono state salutate direttamente dalla federazione britannica, come già per la collega. (British Swimming)

Tommaso Marconi (Italia) e Christopher Sacchin (Italia): da tempo partecipavano solo alle gare italiane, ma dando ancora abbastanza spesso le piste ad atleti più giovani e ritenuti più meritevoli (a torto), hanno lasciato dopo i Categoria della scorsa estate. Adesso sono allenatori, uno per la Marina Militare e… per il piccolo Lucas Frank, l’altro per Bolzano.

Rommel Pacheco (Messico): continua fino ai Mondiali di Budapest, poi “probabilmente smetterà”. (NotiMex)

Hugo Parisi (Brasile): forse l’avrete già intravisto come testimonial del nuovo profumo di una notissima marca francese. Nota a margine che non ha trovato spazio in #TUFF: le federazioni minori brasiliane sono alle prese con la fuga degli sponsor privati, catastrofe che non permette al comitato olimpico neppure il finanziamento delle assicurazioni sanitarie.

Juliana Veloso (Brasile): si dedica al fitness e al programma televisivo “Saltibum” – quello che da noi è diventato il discutibile “Jump! Stasera mi tuffo”. (Instagram)

Wu Minxia (Cina): ancora una volta, chi ci segue su Twitter sa già da un po’ che si è ritirata, con tanto di evento trasmesso sulla TV Nazionale.

* Notaio, rifiuto l’offerta e vado avanti *

Noemi Batki (Italia): anziché mollare, rilancia, proponendosi per il sincro piattaforma (con Chiara Pellacani: era in serbo da mesi, ma si è concretizzato in gara solo a Coppa Tokyo) e per il sincro 3 metri (con la sorellastra Estilla Mosena); fa anche capire che probabilmente, presto o tardi, rinuncerà all’individuale dalla piattaforma se i sincronizzati dovessero avere successo. (Il Piccolo)

Michele Benedetti (Italia): nonostante l’anagrafe, esteriormente dimostra ancora i suoi ventitré, ventiquattro anni; comunque sia ha partecipato regolarmente alle prime gare del 2017, gareggiando – come già detto – anche dalla piattaforma (RIP tuttavia al sincro con Rinaldi, che è praticamente morto, sepolto e decomposto).

David Boudia (USA): “Le Olimpiadi di Rio sono ancora troppo vivide nella mia mente, è difficile dire cosa mi aspetta nel futuro, se ci sarà o no un’altra Olimpiade. Mi siederò a tavolino con mia moglie Sonnie e decideremo insieme cosa è meglio per me e per la mia famiglia.” Traduzione quasi alla lettera di una dichiarazione a USA Today (ora non reperibile) di qualche mese fa.

Tonia Couch (Gran Bretagna): nel 2020 avrà l’età di un Cabernet Sauvignon andato in aceto, in ogni caso lei continua e parteciperà pure alle World Series con Toulson. WHAT A CULO!

Tom Daley (Gran Bretagna): passerà i prossimi mesi (anni?) a difendersi dalle maldicenze sulle sue avventurette sessuali, ad avere piccole parti in brutti film, ma soprattutto a organizzare il suo matrimonio con Dustin Lance Black. Se non fossimo propugnatori di quel giender che spaventa gli ultracattolici, sembrerebbe il sogno della adolescente britannica media. Dice che poi torna, eh. Dice.

Paola Espinosa (Messico): ha rinunciato a far parte del Comitato Olimpico per prepararsi per Tokyo. Arriverà pure lei a cinque olimpiadi, come Tania, ma a 34 anni suonati e prole sul groppone. (Instagram)

(gif di Trash Italiano)

Abby Johnston (USA): dopo aver dichiarato il ritiro in estate, sembra che non abbia chiuso completamente la porta a Tokyo 2020, ma prima si dedicherà agli studi e al matrimonio. (Duke Chronicle)

Villő Kormos (Ungheria): parteciperà ai Mondiali in casa ma gareggiando dal trampolino anziché dalla piattaforma. Non crediamo che cambiando l’altezza cambi qualcosa per il suo piazzamento finale, ma considerato che la LEN è riuscita a darle tre bronzi consecutivi nel sincro piattaforma, non ci stupiamo più di niente. (MNO)

Maria Marconi (Italia): non inseguirà il sogno Tokyo, ha rallentato i carichi di lavoro e diradato gli appuntamenti in gara (non si è vista al Trofeo di Natale, ma ha vinto l’argento a Bolzano da 1 metro); certo, prepara le ultime gare, ma il ritiro non è immediato.

Giovanna Pedroso (Brasile): dopo la celebre baruffa scoppiata prima della gara sincro con la compagna Ingrid de Oliveira, che si barricò nella stanza che condividevano per fare sesso con un altro olimpionico brasiliano, la puritana Giovanna non-Coscialunga non si è più tuffata, forse sentendosi “poco tutelata” dal comitato olimpico brasiliano, e ha pure interrotto ogni collaborazione con la ex compagna di sincro. Giovanna, un consiglio: scopare fa bene alla salute!

Ekaterina Petukhova (Russia): dopo l’annus horribilis 2016, si dedica a un periodo sabbatico, che presumibilmente trascorrerà scattando selfie come le sue nobili predecessori Koltunova, Govor e compagnia fotografante. Dovrebbe tornare regolarmente tra qualche mese o nella prossima stagione, salvo fare la fine delle succitate.

Matthieu Rosset (Francia): un altro anno, qualche altro piercing/tatuaggio. E vbb. (Instagram)

Ilia Zakharov (Russia): pensavamo avesse iniziato la sua carriera da compro oro, a giudicare i suoi post su Instagram. E invece. In Coppa di Russia è stato grande protagonista (ve ne parleremo nella terza parte), e dovremmo perfino vederlo alle World Series, nonostante l’Olimpiade degli orrori, visti i ritiri di alcuni qualificati (primi tra tutti i nostri).

* 06/8262 Chi l’ha visto? *

Kim Kuk-hyang (Corea del Nord): considerata la situazione del paese, temiamo per la sua incolumità dopo il disastro a Rio. Aggiornato rispetto alla stesura: la nostra Cucchiaia è iscritta alle capitalistiche World Series, evidentemente la purga non l’ha coinvolta.

Maria Kurjo (Germania) e My Phan (Germania): la regina della piattaforma non dovrebbe essere in corsa per un’altra Olimpiade, la sua fidata colf non dovrebbe mai esserlo… ma coi tedeschi non si sa mai. Kurjo si è rivista solo al GP di Rostock. La Phan, d’altronde, non ha ancora disputato gare ufficiali in stagione.

Terauchi Ken (Giappone): a giudicare dai suoi social, pare si dedichi alla carriera di allenatore, ma mancano dichiarazioni ufficiali.


A presto con la terza e ultima parte di #TUFF!