JAB

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Prosegue il nostro ciclo in collaborazione con TuffiBlog, il blog di Nicola Marconi (www.tuffiblog.com), dalla cadenza assolutamente non regolare – siamo pur sempre Anticommento! – e, speriamo, dalla digeribilità assicurata. Conoscete il formato, sapete che siamo due blog e non due testate giornalistiche (ringraziando il Signore), quindi speriamo che traspaia la vera intenzione di queste interviste: fare quattro chiacchiere con persone deliziose. In vero stile Anti.

La stagione sta per ricominciare e così noi riprendiamo le attività, nonostante questa intervista sia stata fatta a luglio, sul finire della scorsa stagione, prima dei Mondiali. Incontrare Jennifer Abel ha rasentato l’esperienza mistica, non solo per il curriculum sportivo impressionante di una ragazza giovanissima, non solo per i risultati tecnici che questa atleta è riuscita a compiere in vasca, ma anche perché è stata una compagnia deliziosa e un’interlocutrice cui avrei potuto e voluto rivolgere quaranta domande, non soltanto quattro. Ho compiuto personalmente molte interviste per questo blog, e anche se tutte mi sono rimaste nel cuore, per motivi più o meno simili, non posso fare a meno di ricordare la giornata in cui ho intervistato Jennifer con un sorriso da sciocca, soprattutto perché per me Jennifer Abel è un’ispirazione, oltre che essere la mia tuffatrice preferita. Ancora grazie, Jennifer, per avermi e averci concesso del tempo, e chiediamo tutti perdono per non aver potuto mostrare prima ai nostri lettori quanto tu possa essere fantastica!

Noemi I.: Tuffatori diversi hanno vissuto storie diverse per quanto riguarda i loro primi anni in questo sport. Com’è stata per te, come è iniziata la tua carriera? E quali sono i tuoi progetti futuri al momento, quelli che arriveranno dopo la fine della tua carriera sportiva?

Jennifer Abel: Ho iniziato a tuffarmi quando avevo quattro anni, perché per i miei genitori era molto importante che io e mio fratello imparassimo a tuffarci. Mio fratello faceva nuoto e tuffi e io invece nuoto e nuoto sincronizzato, ma volevo fare quello che faceva lui, essere un po’ la sorellina più figa: volevo imparare a fare le acrobazie e tutto il resto… perciò ho chiesto ai miei genitori di fare tuffi come mio fratello, e ho iniziato già a quattro anni.
Per quanto riguarda il “dopo”, vorrei essere un’organizzatrice di eventi – organizzare matrimoni, eventi sportivi, inaugurazioni di ristoranti. Mi piacerebbe essere in grado organizzare qualsiasi tipo di evento.

NI: Dopo alcuni anni di stabilità nei coefficienti di difficoltà (DD), alcune tuffatrici hanno iniziato a mettere nel programma quello che, al momento, è il tuffo più difficile per un’atleta finora: il doppio salto mortale e mezzo avanti con due avvitamenti (5154B), che permette alle tuffatrici di aggiungere 0.4 punti di coefficiente ai loro programmi. È un tuffo abbastanza “standard” per atleti di medio e alto livello, ma tu sei una delle tre sole atlete al mondo ad averlo stabilmente nel proprio programma (le altre due sono, ma lo sai di certo, l’australiana Maddison Keeney e la tua compagna Pamela Ware). Per quanto tempo hai pensato a questo tuffo, e quanto a lungo hai dovuto allenarti per acquisirlo? Pensi che sia possibile aggiungere altri tuffi “tradizionalmente maschili” ai programmi femminili nell’immediato o nel prossimo futuro?

JA: Ho iniziato ad allenare il 5154B già nel 2009. Avevo diciassette anni e ho iniziato ad allenarmi perché gli allenatori della nazionale canadese vedevo che ero molto potente e in grado di eseguire il 5152B (doppio e mezzo avanti con un avvitamento, ndR) con facilità, perciò hanno spinto perché facessi due avvitamenti al posto di uno… ho iniziato ad allenarlo nel 2009, l’ho anche provato negli anni successivi fino al 2012 in alcuni eventi del Grand Prix ma non era mai abbastanza buono da spingerci a metterlo nella lista di gara, perché era altalenante.
Quest’anno il mio allenatore, Arturo Miranda, mi ha detto, “questa volta lo faremo e questa volta lo porterai a tutte le gare”, ed ero un po’ nervosa perché è un tuffo davvero importante e difficile e se lo avessi sbagliato non ce l’avrei fatta, perciò dicevo cose del tipo, “Be’… vedremo, potremmo provare a portare ancora un solo avvitamento anziché due…” e tutti dicevano “No, tu lo farai. Tu imparerai come farlo. Sei forte abbastanza da riuscirci”. Perciò dallo scorso febbraio lo porto in gara ogni volta.
Penso che se vogliamo battere le atlete cinesi, dobbiamo inserire tuffi più difficili nei nostri programmi: sono davvero temibili e non fanno molti errori nei loro tuffi, perciò se vogliamo essere brave quanto loro abbiamo la necessità di fare non solo tuffi buoni, ma ad alto coefficiente di difficoltà.

NI: Hai vinto quest’estate ai Giochi Panamericani la gara da 3 metri e pertanto sei stata la seconda atleta a qualificarti per le Olimpiadi. È cambiato qualcosa nella tua mentalità verso i Campionati Mondiali di Kazan? Chi pensi siano le tue contendenti più forti per una medaglia – non contando, ovviamente, le tuffatrici cinesi He Zi e Shi Tingmao? (Ovviamente l’intervista è stata compiuta prima dei Mondiali di Kazan, ndR)

JA: Ovviamente, avendo già qualificato la mia nazione ai Giochi Panamericani, c’è meno pressione sulle mie spalle: ora so che posso focalizzarmi solo su una cosa – anziché essere sul podio e qualificare la mia nazione alle Olimpiadi, devo pensare solo ad arrivare sul podio. Perciò sì, sono molto felice di esserci riuscita. La sfidante più temibile… è me stessa che devo sfidare. Devo concentrarmi su me stessa, e fare davvero quello che devo fare, invece a pensare a cosa fare per arrivare sul podio. Se continuo a pensare alle medaglie, non arriveranno: devo pensare alla mia tecnica, a come eseguire i tuffi, e allora sarò in grado di eseguire un grande programma.

NI: Essendo i tuffi uno sport che richiede un grande sforzo sia fisico che mentale, quali sono gli aspetti che consideri divertenti in allenamento e/o in gara?

JA: Qualcosa di divertente… be’, un aneddoto, magari: io sono una tuffatrice dal trampolino, ma a volte so essere piuttosto scoordinata, mentre invece, naturalmente, dobbiamo essere molto coordinate! Perciò il mio allenatore Arturo Miranda mi spinge spesso a giocare a palla, e in particolare a calcio, per imparare ad acquisire una maggiore coordinazione. All’inizio era solo un gioco, ma quando ci siamo resi conto che stavo diventando più brava in questo gioco e che stavo allo stesso tempo migliorando la mia coordinazione in acqua, abbiamo iniziato a giocare ogni giorno a calcio: è divertente perché ogni volta che andiamo a qualche gara giochiamo sempre con i ragazzi della nazionale italiana, in particolare Tommy (Tommaso Rinaldi: abbiamo intervistato anche lui su Anticommento, ndR) e Miki (Michele Benedetti: lo abbiamo intervistato qui, ndR) vengono sempre a giocare con noi, è una gara tutta nostra piccola ma divertente!

Jennifer Abel è nata a Montreal, Canada, nel 1991. È una tuffatrice specializzata dal trampolino 3 metri. Nonostante la sua giovane età, quella di Rio 2016 sarà la sua terza partecipazione ai Giochi Olimpici, dopo la semifinale di Pechino 2008 (tredicesimo posto) e la finale di Londra 2012 (sesto posto); a Londra ha anche vinto la medaglia di bronzo in coppia con Émilie Heymans nel trampolino sincronizzato 3 metri. Nella sua collezione ci sono ben cinque medaglie mondiali: a Shanghai 2011 è terza nella gara individuale e seconda (con Heymans) nella gara sincronizzata, a Barcelona 2013 è terza nella gara sincronizzata (con Pamela Ware), a Kazan 2015 è seconda sia nella gara sincronizzata (sempre con Ware), sia nella gara sincro mista (con François Imbeau-Dulac). È stata inoltre tre volte oro e tre argento ai Giochi del Commonwealth, una volta oro e due argento ai Giochi Panamericani, e si è aggiudicata decine di vittorie e piazzamenti sul podio nelle tappe di FINA Diving World Series e FINA Diving Grand Prix.
Facebook: Jennifer Abel. Twitter: @jennabel91. Instagram: jennabel91.

Articolo e foto di Noemi I. – Traduzione di Noemi I., Carmine M. – Editing di Carmine M.
Riproduzione permessa sui blog:
“L’Anticommento” (https://anticommento.wordpress.com);
“TuffiBlog” (http://www.tuffiblog.com).


Toron

(Jennifer Abel mostra la sua medaglia d’oro vinta nella gara dal trampolino 3m ai Giochi Panamericani 2015 di Toronto; con questa vittoria, il Canada si è assicurato un posto ai Giochi Olimpici di Rio 2016. Alla sua sinistra la connazionale Pamela Ware, argento nella stessa gara. Fonte: olympic.ca)
(R: Jennifer Abel shows her gold medal won in the 3m springboard event at the 2015 Pan American Games in Toronto; this result qualified Canada for the 2016 Olympic Games in Rio. L: Pamela Ware, silver medalist in the same event. Source: olympic.ca)


This articles series is a collaboration between Anticommento and TuffiBlog, Nicola Marconi’s blog about diving (www.tuffiblog.com). The series isn’t periodic at all – we are “Anti-“, after all! – but we hope to be easy to “digest” for everyone. We are blogs, not newspapers (bless!), so we hope to render our interviews as we planned to: we just talk a little bit with all of you. Anti- style!

The new diving season has just started and so our activities have, although this interview dates back to July, before the World Championships and almost at the end of last season. Meeting Jennifer Abel has almost been an otherwordly experience – not just for her amazing track record at such a young age, nor for her striking technical feats and abilities, but mainly because she has been a charming company, an interviewee who would have gladly answered way more than four, maybe forty questions, if I only could. I personally interviewed many divers for this blog, and even if every single interview has been really important to me (you can’t even figure how much), I can’t help but smile and sparkle every time I remember the day I interviewed Jennifer, because she’s an inspiration and my favourite diver as well. So thank you, Jennifer, for your time, and I say we’re all sorry because we hadn’t been able so far to show our readers how much you can be special!

Noemi I.: Different divers have different stories on their first years in this sport. How did your career start? What are your plans after the end of your diving career?

Jennifer Abel: I started to dive when I was four years old, because for my parents it was really important for me and my brother to learn how to dive. My brother was doing swimming and diving and I was doing synchronized swimming and swimming and I wanted to do like him, so I wanted to be the coolest little sister, like I wanted to do flips and everything… and I asked my parents to do diving like my brother and I started at four.
After my diving career I would like to be an event planner – so organise weddings, sport events, restaurants opening. I’d really like to organize any event.

NI: After a few years of steadiness in the difficulty degrees, a few divers have started bringing what’s the most difficult dive for women so far: forward 2.5 somersaults with 2 twists (5154B), thus adding a whopping 0.4 points on their DDs. It’s quite a standard dive for mid- to high- level male divers. You are one of the three female divers who have this dive in your competition list (the other being Maddison Keeney from Australia and your teammate Pamela Ware). How long have you thought about this dive, how long you have trained it? Do you think any “traditionally male” dives could, or will be present in female programs in the next future?

JA: I started to do the 5154B in 2009. I was seventeen and I started to do it because the canadian coaches were seeing that I was strong and able to do 5152B (forward 2.5 somersaults with one twist, ndR) pretty easily, so they started making me do two twists instead of one… so I started to do it in 2009 but in 2010, 2011 and even 2012 I tried it in some Grand Prix but it was never good enough to put it in my list because it was unstable, so this year my coach Arturo Miranda told me “We’re gonna do it and you’re gonna do it in every competition” and I was a little bit nervous because it’s a really big dive and it’s hard and if I make a mistake I won’t make it, so I was like “Maybe… we can see… we can try to put a 5152B instead of the two twists…” and everyone was like “No, you’re gonna do it. You’re gonna learn how to do it. You’re strong enough to do it”. So since february I do it everytime I compete.
I think that if we wanna beat the Chinese, we need to put stronger dives in our divelists because the Chinese are really consistent and they don’t make a lot of mistakes in their dives so if we wanna be as good as them we need to do good dives with high DDs.

NI: You won the 3 meters competition at the Pan Am Games and qualified for the Olympics. Has anything changed in your attitude towards the World Championships in Kazan? Who do you think are your strongest challengers for a medal – not counting, of course, the Chinese divers He Zi and Shi Tingmao?

JA: Obviously since I qualified my country already at the PanAm, it takes the pressure off my shoulders because now I know I can only focus on one thing – instead of thinking of being on the podium and qualify for the country, I only have to think about being on the podium. So I’m really glad that that is done. The biggest challenger it’s… myself. I really have to focus on myself and really do what I have to do instead of thinking about what I have to do to be on the podium. If I keep thinking about the podium, it won’t happen but if I think about my technique and what I have to do in my dives, I have good chances to do a good list.

NI: Since diving is a sport that requires a big effort both mentally and phisically, is there any funny aspect during trainings and/or competitions?

JA: Something funny… I’m a springboard diver but sometimes I have a really bad coordination and we need to have a good coordination, of course! So my coach Arturo Miranda make me play with a ball, like he makes me play soccer, to learn how to be more coordinate and at first it was only a game but when we realized that I was getting better at it and in the water I was having more coordination, we started to play that game everyday and it’s funny because everytime we go to competitions we always play with the Italian boys – Tommy (Tommaso Rinaldi: we interviewed him too! NdR) and Miki (Michele Benedetti: we interviewed him as well! NdR) always come and play with us, it’s like a little funny competiton between us!

Jennifer Abel was born in Montreal, Canada, in 1991. She is a springboard diver. Although being just 24, she will take part to the Olympic Games for the third time in 2016: she has competed in the 2008 Olympic Games in Beijing, with a 13th place at the 3m springboard event, and in the 2012 Olympic Games in London, with a 6th place at the 3m springboard event and a bronze medal at the synchro 3m springboard event (with Émilie Heymans). She has already won five World medals too: at the 2011 World Aquatics Championships in Shanghai she won a bronze medal at the 3m event and a silver medal at the synchro 3m event (with Heymans); at the 2013 Worlds in Barcelona, she has been again a bronze medalist at the synchro 3m event (with Pamela Ware); at the 2015 Worlds in Kazan, she has been twice a silver medalist in both the synchro 3m event (with Ware) and in the mixed synchro 3m event (with François Imbeau-Dulac). She has also been a 3x gold, 3x silver medalist at the Commonwealth Games, 1x gold, 2x silver medalist at the Pan American Games, and she has been multiple times on the podium at the FINA Diving World Series & FINA Diving Grand Prix events.
Facebook: Jennifer Abel. Twitter: @jennabel91. Instagram: jennabel91.

By Noemi I. – Photo: Noemi I. – Translation: Noemi I., Carmine M. – Editing: Carmine M.
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