Tommaso Rinaldi per l'Anticommento

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Prosegue il nostro ciclo di post in collaborazione con TuffiBlog, il blog di Nicola Marconi (www.tuffiblog.com), dalla cadenza assolutamente non regolare – siamo pur sempre Anticommento! – e, speriamo, dalla digeribilità assicurata.

Il formato che abbiamo concepito è abbastanza classico, ma non troppo sfruttato: tutte le interviste, tra quelle fatte, quelle che abbiamo programmato di fare e quelle che sogniamo un giorno di fare, saranno strutturate in quattro domande, di cui una soltanto – la quarta – sarà fissa per tutti i nostri interlocutori. Siamo blog e non testate giornalistiche (ringraziando il Signore), quindi speriamo che traspaia la vera intenzione di queste interviste: fare quattro chiacchiere con persone deliziose. In vero stile Anti.

Incastrare questa intervista tra i vari impegni di Tommaso – gli allenamenti per le prove del programma televisivo “Si Può Fare!”, da poco conclusosi con il suo terzo posto in classifica, e gli allenamenti per gli Europei di Rostock, gli Italiani Assoluti di Bergamo e gli altri impegni sportivi – è stato più difficile che ottenerla ed effettuarla; grazie alla sua disponibilità e gentilezza alla fine siamo riusciti a rubargli qualche minuto. Quindi grazie Tommaso per averci concesso un po’ del tuo tempo!

Noemi I.: Ci sono tuffatori che decidono di passare del tempo all’estero per migliorarsi, confrontarsi con altre realtà, mettersi alla prova con altri atleti e i loro modi di allenarsi e affrontare le gare. Tu sei stato in Canada di recente, che cos’hai imparato dalla tua esperienza lì? Quali sono le differenze tra gli allenamenti italiani e quelli canadesi?

Tommaso Rinaldi: Sono stato in Canada ed è stata assolutamente un’esperienza ottima, lì si allenano in maniera migliore come qualità e anche come quantità; penso che per noi sarà difficile raggiungerli anche in futuro perché hanno degli impianti e un’organizzazione di squadra che è nettamente migliore della nostra, quindi come prospettive future loro sono sicuramente avanti. L’esperienza lì mi ha dato tanto perché sono stato tre mesi e in questi tre mesi ho lavorato tanto su dei tuffi nuovi, tuffi che mi servivano per aumentare il coefficiente e quindi sono molto contento dell’esperienza. La prima differenza che mi viene in mente tra gli allenamenti italiani e quelli canadesi è sicuramente quella che riguarda gli impianti: qua a Roma noi abbiamo un’unica piscina per quattro club, lì in Canada loro hanno cinque piscine per cinque club diversi. Già questo dice tutto. O fai la quantità o fai la qualità, qua a Roma, mentre lì riesci a fare sia la qualità che la quantità perché hai impianti, tanti allenatori e tante possibilità di orario, perché le piscine sono a disposizione tutto il giorno solo per i tuffi, quindi va bene così.

NI: La media di altezza dei trampolinisti in finale olimpica è salita di oltre tre centimetri in appena due quadrienni (169.4 ad Atene, 172.6 a Londra); agli ultimi mondiali, ben sette dei diciotto semifinalisti erano più alti di 1.75m, mentre appena una decina di anni fa era frequente imbattersi in tuffatori anche sotto il metro e settanta. Genericamente i tuffatori sono bassi e “compatti”, oppure più alti e longilinei, tu invece hai un’altra struttura fisica, sicuramente più massiccia. Da rappresentante degli “altissimi” – perché sono davvero pochi i tuffatori che a oggi viaggiano intorno o oltre il metro e ottanta, come l’attuale sincro tedesco Hausding-Feck – quanto conta l’altezza, o la non-altezza, in questo sport, e in particolare nelle tue specialità? Ad oggi, pensi che l’altezza sia uno svantaggio, un vantaggio, o che pro e contro tutto sommato si equivalgano? In base al tuo fisico, è meglio saltare dal metro o da tre metri? (Perdonaci il momento-Bizzotto!)

TR: Di solito si dice che un tuffatore alto è un tuffatore un po’ più svantaggiato, io non ritengo che sia così perché ci sono dei pro e dei contro. Rispetto a tanti altri miei colleghi io magari posso risultare un po’ più elegante ma meno veloce mentre c’è tanta gente che magari è più bassa e può essere meno elegante però molto più veloce. Ma secondo me, ormai, la stazza fisica conta poco, conta molto il tipo di muscolatura che uno possiede perché ormai i tuffi si sono sviluppati in una maniera tale che è la muscolatura a contare tantissimo, quindi qui c’entra proprio il talento. Quindi penso che la stazza fisica non c’entra più niente, io posso essere più o meno bravo di uno più alto o più basso di me. Non penso assolutamente che l’altezza sia uno svantaggio, bisogna sempre lavorare su se stessi e via.

Riguardo al saltare meglio dal metro ai tre metri, è una cosa a cui non ho mai pensato. Teoricamente un tuffatore più pesante è più portato per fare il metro, però io di solito vado meglio dai tre metri e faccio un’eccezione, appunto. Io mi trovo molto meglio dai tre metri, devo dire la verità; il metro mi piace e mi diverte molto gareggiare dal metro, ma comunque i tre metri sono specialità olimpica ed è quello su cui punto sempre di più.

NI: Quali sono al momento i tuoi obiettivi a breve, medio e lungo termine? Nell’ipotesi in cui i Giochi Olimpici del 2024 (data in cui avresti… 33 anni) fossero assegnati a Roma, pensi che i tuoi piani cambierebbero?

TR: Il mio obiettivo a breve sono gli Europei, poi gli Assoluti che saranno di qualificazione per i Mondiali a Kazan, e poi Kazan. Vado molto step-by-step, purtroppo finché uno non ha la sicurezza di essere qualificato è difficile fare programmi. Questa è un’altra cosa che critico molto del sistema italiano perché in tante altre nazioni un CT si prende la responsabilità di portare degli atleti anche se magari non sono pronti, invece qui dobbiamo sempre dimostrare qui in Italia e poi magari all’estero arriviamo e gli altri stanno più avanti perché hanno fatto un altro tipo di progetto, e secondo me è sbagliato.

A lungo termine… vediamo. Sicuramente vorrò continuare a fare i tuffi per molto tempo perché mi piacciono e mi trovo bene, è un ambiente che mi stimola e mi dà tante soddisfazioni. Bisogna vedere quanto tempo riuscirò a stare ad alto livello perché è faticoso. Per le ipotesi delle Olimpiadi di Roma… prima vedo un attimo se riesco ad andare a Rio, poi vedo a Tokyo e poi forse se ci sono a Roma penso anche a Roma!

NI: Essendo i tuffi uno sport che richiede un grande sforzo sia fisico che mentale, quali sono gli aspetti che consideri divertenti in allenamento e/o in gara?

TR: Io trovo che di divertente ci sia l’ambiente: i compagni di squadra con cui vuoi farti due chiacchiere, due risate, raccontarti le cose… secondo me questo è molto divertente perché poi durante l’allenamento sei talmente tanto concentrato che spesso e volentieri è difficile anche divertirti facendo i tuffi. Mentre la cosa che a me piace di più è gareggiare, mettermi in competizione, fare le gare, vedere cosa succede: quello è lo stimolo più grande per me ogni volta, quindi assolutamente è quello che mi spinge a continuare ad allenarmi costantemente per vedere un po’ se riesco a superare ogni volta i miei limiti e gareggiare al meglio.

Tommaso Rinaldi è nato a Roma, Lazio (Italia) nel 1991. È specializzato nelle gare dal trampolino, in cui è stato campione italiano sia dal trampolino 1m (2010, 2011 e 2013) sia dal trampolino sincronizzato 3m (2009, 2013, 2014; in quest’ultimo anno sia agli invernali che agli estivi). Ha vinto la medaglia d’argento al FINA Diving Grand Prix di Bolzano del 2014 nel sincro 3 metri (in coppia con Michele Benedetti) e, a livello giovanile, agli Europei di Trieste del 2007 dal trampolino 1m. Vanta una partecipazione olimpica, ai Giochi di Londra del 2012 (24° posto dal trampolino 3m), e due mondiali (23° dal trampolino 1m, 10° dal sincro 3m a Shanghai nel 2011; 19° dal trampolino 3m a Barcelona nel 2013). Nel 2014 è riuscito a centrare la qualificazione agli Europei di Berlino in tre discipline diverse (1m, 3m, sincro 3m), ma ha rinunciato alle gare per infortunio. Il padre Domenico, oggi suo allenatore, è stato invece piattaformista, con due partecipazioni olimpiche (Los Angeles 1984, Seoul 1988) e una medaglia di bronzo agli Europei di Sofia nel 1985.
Twitter: @Rinaldi_Tommy. Instagram: rinaldi_tommy.

Articolo di Noemi I., traduzione di Marta C., editing di Carmine M.
Foto in testa di Noemi I., foto di Nicola Marconi.
Riproduzione permessa sui blog:
“L’Anticommento” (https://anticommento.wordpress.com);
“TuffiBlog” (http://www.tuffiblog.com).

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(Tommaso Rinaldi e Michele Benedetti al FINA Diving Grand Prix di Madrid, edizione 2014. Foto: TuffiBlog.)
(Tommaso Rinaldi and Michele Benedetti at the 2014 FINA Diving Grand Prix in Madrid. Photo: TuffiBlog.)


This articles series is a collaboration between Anticommento and TuffiBlog, Nicola Marconi’s blog about diving (www.tuffiblog.com). The series isn’t periodic at all – we are “Anti-“, after all! – but we hope to be easy to “digest” for everyone.

The format of our series is quite simple and classic, even if it isn’t that abused – at least in Italy: all of our interviews – the ones we already did, the ones we have already planned to do, the ones we just dream to do someday – will consist of four questions, one of them will be the same for everyone while the other three will be personalized for our guest. We are blogs, not newspapers (bless!), so we hope to render our interviews as we planned to: we just talk a little bit with all of you. Anti- style!

Dovetailing this interview among Tommaso’s various commitments – his ability training for the TV talent show “Si può fare!”, in which he got third place, and his sport training for the next European Championship in Rostock, the Italian Championship in Bergamo and the future competitions – has been more difficult than achieving and performing it; thanks to his kindness and availability, we managed to borrow him a couple of minutes. So thank you Tommaso for your time!

Noemi I.: There are many divers that decide to spend time abroad in order to get better, to confront themselves with other realities, to test themselves with other athlets and their way of training and how they face the competitions. You went to Canada recently, what did you learn from your experience there? What are the differences between the italian and canadian trainings?

Tommaso Rinaldi: I went to Canada and it was definitely a great experience, they train more and better; I think it will be hard to get to their level for us, because they have facilities and a team organization way better than ours, so their future looks brighter. The experience gained there gave me a lot, because I stayed there three months and in those three months I worked a lot on the new dives I needed to rise my DD, so I was very happy about this experience. The first difference between Italian and Canadian trainings that comes to my mind… it’s about pools for sure: here in Rome we have only one pool for four clubs, while in Canada they have five pools for five different clubs. Enough said. You have to focus either on quantity or quality here, while you may manage to improve both of them in Canada because you have pools, coaches and a lot of schedule possibilities, because the pools are available the whole day for the divers only, so that’s great.

NI: The medium height of the springboard divers in the Olympic final increased more than three centimeters in only two four-year periods (169.4m in Athens, 172.6m in London); in the last World Championships, seven out of eighteen semifinalists were higher than 1.75m, while only ten years ago it was easy to bump into divers shorter than 1.60m. Generally, divers are short and “solid”, or taller and thinner. You’re one of the tallest – there are only a few divers that are 1.80m or taller, like the current German synchro divers Hausding-Feck – so tell us how much the height, in this sport, counts, and particularly in your disciplines? Do you think that height is a disadvantage, an advantage, or are pros and cons equivalent? According to your physique, do you think it’s better to dive from one or three meters? (Forgive our infodump!)

TR: Usually, people say that a tall diver is a disadvantaged diver, but I don’t think that’s the truth, because there are pros and cons. Unlike many of my colleagues, I can be more graceful but not that fast, while many divers are shorter and they can be less graceful but much faster. But I think that, right now, the body size doesn’t count that much, what counts the most is the type of muscles one has: considering how dives developed in the years, what counts the most are muscles and not natural talent. So I think that build doesn’t count that much, I can be better or worse than someone taller or shorter than me. I don’t think that height is a disadvantage, you must always work on yourself and that’s it.

I don’t know if it’s better to dive from one or three meters, I’ve never thought about it. In theory, a heavier diver prefers to dive from the one meter springboard, but I usually do better from three meters, so I am an exception. I prefer to dive from three meter, in all fairness; I like one meter and I have fun from there, but there’s no one meter competition at the Olympics, so I work harder for the three meters competitions.

NI: What are your short-, medium- and long-term goals? If the Olympic Games in 2024 (when you’ll be 33) will be assigned to Rome, do you think your plans would change?

TR: My short term goal is the European Championships, then the Nationals, where the divers going to the World Championships in Kazan will be selected, and then, well, the Worlds. I try to go and think step-by-step, unfortunately until one isn’t sure to be qualified it’s hard to make plans for the future. This is something I highly criticize about the Italian system, because in many other countries, the coach takes the responsability of which athletes he will take to the competitions, even if they aren’t ready yet for them, while here we always have to prove ourselves, and then we go abroad and we find they got ahead of us because they had different plans and projects, and I find that wrong.

Long term… We’ll see. I want to keep on diving for a long time for sure because I like it, it’s an environment that motivates me and gives me many satisfactions. We’ll see how long I’ll manage to stay on high levels, because it’s hard. About the Olympics in Rome.. first I’ll see if I manage to go to Rio, then Tokyo and if they’ll make them in Rome, I’ll think about it!

NI: Since diving is a sport that requires a big effort both mentally and phisically, is there any funny aspect during trainings and/or competitions?

TR: I find the environment quite fun: talking with your teammates, have a laugh with them, tell them things… I think that’s very nice, because you’re so focused during training that most of the times it’s hard to have fun while diving. The thing I like the most is competing, being in competition with the others, going to the events and see what happens: that is the biggest incentive for me, so it’s totally what pushes me to go on and train continuously, see if I can go beyond my limits each time, and compete as best I can.

Tommaso Rinaldi was born in Rome, Lazio (Italy) in 1991. He is a springboard diver, and he has been a national champion in both 1m springboard (2010, 2011, 2013) and synchro 3m springboard (2009, 2013, and twice in 2014) events. He won a silver medal at the Bolzano leg of the FINA Diving Grand Prix in 2014 in the synchro 3m springboard event (with Michele Benedetti), and he has been the junior silver medalist at the European Diving Championship in Trieste in 2007. He has qualified once at the Olympic Games, in London in 2012 (24th place in the 3m springboard event), and twice at the World Championships (23th place in the 1m event, 10th place in the synchro 3m event at the 2011 Worlds in Shanghai; 19th place in the 3m event at the 2013 Worlds in Barcelona). In 2014 he qualified to three different events at the European Diving Championship in Berlin, but he withdrew (injured). His father Domenico, now coaching him, has been a platform diver, with two Olympic Games participations (Los Angeles 1984, Seoul 1988) and a bronze medal at the Sofia European Championships in 1985.
Twitter: @Rinaldi_Tommy. Instagram: rinaldi_tommy.

By Noemi I. Translation: Marta C. Editing: Carmine M.
Opening photo: Noemi I. Other photos: Nicola Marconi.
Published on the following blogs:
“L’Anticommento” (https://anticommento.wordpress.com);
“TuffiBlog” (http://www.tuffiblog.com).

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