Sascha Klein

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Prosegue il nostro ciclo di post in collaborazione con TuffiBlog, il blog di Nicola Marconi (www.tuffiblog.com), dalla cadenza assolutamente non regolare – siamo pur sempre Anticommento! – e, speriamo, dalla digeribilità assicurata.

Il formato che abbiamo concepito è abbastanza classico, ma non troppo sfruttato: tutte le interviste, tra quelle fatte, quelle che abbiamo programmato di fare e quelle che sogniamo un giorno di fare, saranno strutturate in quattro domande, di cui una soltanto – la quarta – sarà fissa per tutti i nostri interlocutori. Siamo blog e non testate giornalistiche (ringraziando il Signore), quindi speriamo che traspaia la vera intenzione di queste interviste: fare quattro chiacchiere con persone deliziose. In vero stile Anti.

 

Se avete letto il nostro reportage da Rostock, scritto dopo i campionati nazionali tedeschi, saprete che siamo riusciti ad avere non una, non due, ma ben tre interviste esclusive dai tre tuffatori che possono essere definiti i migliori rappresentanti, al momento, di questo sport. Al di là della nostra (comprensibile) emozione, e della loro (meravigliosa) gentilezza, vorremmo solo far notare che una nostra intervista, o un articolo, o quasi qualunque pezzo troviate su Anticommento vale, in quantità e si spera anche in qualità, più di un abbonamento settimanale a una testata giornalistica sportiva a vostra scelta.
E quindi grazie Sascha per il tuo tempo e la tua disponibilità!

Marta C.: Nei primi anni della tua carriera ti allenavi nella tua città natale; tuttavia, non molto tempo fa ti sei trasferito dall’altra parte della Germania. Cosa vuol dire spostarsi per problemi logistici così lontano e quali sacrifici comporta lo spostarsi da una città all’altra per allenarsi?

Sascha Klein: Non è stata una decisione facile trasferirsi a Dresda, è davvero molto lontana dalla mia città natale, circa sei ore in automobile; ma è stata una scelta obbligata per migliorarmi in questo sport, così ho deciso di farlo. Ho parlato con la mia fidanzata e i miei genitori, e lei ha deciso di partire con me. Adesso, quando mi guardo indietro, capisco di aver preso la giusta decisione, perché a Dresda ho avuto la possibilità di allenarmi e tuffarmi in modo migliore.

MC: Molti atleti decidono di passare al trampolino dopo anni di tuffi dalla piattaforma, oppure si ritirano piuttosto presto. Come sei riuscito a mantenere su standard così alti la tua intera carriera? E, già che ci siamo, pensi che sia più facile gareggiare dalla piattaforma all’aperto o in una struttura al chiuso?

SK: Ho fatto gare da ogni altezza quando ero più giovane, e ho sempre pensato che ero più bravo da dieci metri, e che avrei potuto ottenere di più da lassù, perciò ho semplicemente deciso di restare là, dalla piattaforma, e migliorarmi. Tuttora salto dal trampolino in allenamento e qualche volta in alcune competizioni, ma è bello fare progressi dalla piattaforma e cerco sempre di farne di nuovi. Certo, qualche volta può capitare qualche infortunio, ma dopo due o tre settimane tutto va per il meglio e puoi tornare lassù.

E in verità mi piacciono di più le strutture all’aperto, ma semplicemente perché mi piace il bel tempo all’esterno, quando il sole è alto. Mi piace tuffarmi all’aperto, soltanto questo. Ovviamente, se fa freddo non è più la mia scelta preferita, ma ho sempre fatto bene nelle competizioni all’aperto.

MC: Puoi vantare una carriera internazionale eccezionalmente lunga, perciò hai visto la maggior parte dei cambiamenti e delle evoluzioni dei tuffi nell’ultimo decennio. Qual è il cambiamento più grande di cui sei stato testimone? Come pensi che i tuffi cambieranno nell’immediato futuro, se mai succederà… e dove pensi di essere, allora: ancora a bordo vasca, o da qualche altra parte?

SK: Nel 2008 ho cominciato a eseguire il quadruplo e mezzo avanti (109C, coefficiente 3.7 dalla piattaforma, ndT) ed eravamo soltanto io e un altro, forse altri due tuffatori a farlo; era un gran tuffo, e lo è ancora, perciò se lo esegui bene puoi portare a casa parecchi punti. Ma dopo un anno soltanto sono andato a una gara e tutti portavano quel tuffo, e io pensai, “okay, non è poi così male”. Questo processo va avanti tuttora, i messicani portano il quadruplo e mezzo ritornato (409C, coefficiente 4.1 dalla piattaforma, ndT), e un tuffatore cinese sta portando il quadruplo e mezzo avanti carpiato (109B, coefficiente 4.1 dalla piattaforma; il tuffatore citato è Jian Yang, che con questo tuffo detiene il record per il maggior punteggio per un singolo tuffo e per una gara internazionale, ndT), perciò penso che l’evoluzione non finirà mai. Ho smesso di inserire nuovi tuffi nel mio programma, mi limito a mantenere la mia lista di tuffi e cercare di farli bene, ma continuano ad arrivare tuffatori più giovani con tuffi più grandi e difficili; credo che non ci sarà mai fine a questo, che tenteranno sempre di provare qualcosa di nuovo. Non è più lavoro per me, però, sono troppo vecchio, è lavoro per le nuove leve (ride, ndT).

E in futuro… be’, credo che sarò da qualche altra parte. Sono rimasto nei tuffi per vent’anni, a oggi, e voglio guardarmi intorno e cercare qualcosa di diverso quando avrò finito con questo sport. Forse tornerò, in futuro, ma non appena finirò la mia carriera nei tuffi vorrò fare qualcosa di diverso.

MC: Essendo i tuffi uno sport che richiede un grande sforzo sia fisico che mentale, quali sono gli aspetti che consideri divertenti in allenamento e/o in gara?

SK: Di solito tutti gli allenamenti sono duri, specialmente quando devi eseguire tuffi difficili, ma cerchiamo sempre di trarne un minimo di divertimento. Stiamo sempre lì a scherzare e giocare l’uno con l’altro e cerchiamo sempre di spingerci a vicenda; anche se c’è una gara lo facciamo, giusto per sorridere, e anche se un tuffo non riesce troppo bene cerchiamo comunque di andare avanti e dire agli altri che non è andato così male, e che il prossimo riuscirà meglio. Insomma, l’obiettivo è quello di aiutarci l’un l’altro.

Sascha Klein è nato a Eschweiler, Nordrhein-Westfalen (Germania) nel 1985. Specialista dalla piattaforma, è uno degli atleti più vincenti della storia recente tedesca ed europea: oltre a non meno di venti titoli nazionali, può vantare un argento olimpico nei 10m sincro (Beijing 2008, in coppia con Patrick Hausding), quattro medaglie mondiali (bronzo individuale e argento sincronizzato nel 2011 a Shanghai; bronzo individuale e oro sincronizzato nel 2013 a Barcellona), due medaglie d’oro (nel 2010 a Budapest, nel 2011 a Torino) e una d’argento (nel 2008 a Eindhoven) europee nei 10m, e soprattutto sette medaglie d’oro consecutive nei 10m sincro a livello europeo, dal 2008 al 2014 (tutte con Patrick Hausding). Alle World Series del 2014, dopo un bronzo individuale nella tappa di Windsor e cinque medaglie sincronizzate in altrettante tappe (argento a Beijing, Dubai e Windsor; bronzo a Londra e Monterrey), si è classificato secondo in classifica finale delle gare sincronizzate e terzo in quelle individuali.
Facebook: Sascha Klein – The original Fanpage.

Articolo e foto di Marta C., foto di Marta C., traduzione di Carmine M.
Riproduzione permessa sui blog:
“L’Anticommento” (https://anticommento.wordpress.com);
“TuffiBlog” (http://www.tuffiblog.com).


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(Sascha Klein, medaglia d’oro dalla piattaforma al FINA Diving Grand Prix / 60. Internationaler Springertag Rostock, 2015, sul podio con il cinese Tai Xiaohu e il bielorusso Vadim Kaptur. Fonte: Marta C.)
(Sascha Klein, gold medal at the 10m event at the FINA Diving Grand Prix / 60. Internationaler Springertag Rostock, 2015, on the podium with Tai Xiaohu from China and Vadim Kaptur from Bielorussia. Source: Marta C.)


This articles series is a collaboration between Anticommento and TuffiBlog, Nicola Marconi’s blog about diving (www.tuffiblog.com). The series isn’t periodic at all – we are “Anti-“, after all! – but we hope to be easy to “digest” for everyone.

The format of our series is quite simple and classic, even if it isn’t that abused – at least in Italy: all of our interviews – the ones we already did, the ones we have already planned to do, the ones we just dream to do someday – will consist of four questions, one of them will be the same for everyone while the other three will be personalized for our guest. We are blogs, not newspapers (bless!), so we hope to render our interviews as we planned to: we just talk a little bit with all of you. Anti- style!

 

If you read our reportage from Rostock, written after the German diving championships (unfortunately in Italian only), you’ll already know we managed to interview not one, not even two, but three great divers: the ones we can definitely define as the best representatives of diving in Germany. Besides our (justifiable) emotion, and their (astonishing) kindness, we’d like to say you that each and every interview, article or digression on our blog is as long as the sum of the articles about diving published by any Italian sports newspaper (your choice) in a whole week. Hopefully, on a better quality level, too.
So thank you, Sascha, for your time!

Marta C.: For the first years of your career you have been training in your city; however, you moved on the other side of the country not long ago. What does it means to move so far from home and which sacrifices do you have to make?

Sascha Klein: It was not an easy decision to move to Dresden, it is really far away from my home city, it’s a 6 hours drive; but I wanted to go on, to get better in diving, so I decided to go. I talked with my girlfriend, to my parents, and my girlfriend went with me. And now, when I look back, I know it was the right decision, because there I could practice and dive better.

MC: Many athletes decide to switch to the springboard after years on the platform, or they retire at an early age. How did you manage to keep your whole career on such high standards? Do you think it’s easier to compete on the platform in a outdoor or indoor swimming pool?  

SK: I did everything when I was younger, and I was always thinking that I was better on ten meters, that I can best up from there, so I decided to stay there on the platform and to get better. I still do springboard in practice and sometimes competitions, but it’s good to get better on ten meters and I still try to go on. Sometimes there are some injuries, but after two, three weeks it’s okay and you can go back there.

And I like outdoor pools better, because I just like the warm weather outside and when the sun shines. I just like to dive outside. If it’s cold then I don’t like it, but I always did good in outdoor competitions.

MC: You have a really long international career, so you have seen most of the changes and evolutions occurred in diving in the last decade. What’s the biggest change you witnessed? How do you think diving will change in the immediate future, if it ever does? And where you will be: still by the pool, or somewhere else?

SK: Back in 2008 I started to do the forward four and a half somersault (109C) and it was just me and one or two other people doing it; it was a big dive, and it still is, so if you do it good, you can get good points. But after one year I went to a competition and  everyone was doing it, and I was like, “okay, that’s not so bad”. It’s still going on, the mexicans are doing the inward four and a half, one guy from China is doing the forward four and a half pike, so it will never end, I think. I stopped doing new dives, I stay on my list and try to do it good, but the younger divers are always coming with bigger dives and I just think there will be no end, they’re always going to try something new. But it’s not for me, I’m too old for that, that’s for the younger guys (he laughs, ndM).

And in the future I think I’ll be somewhere else. I stayed here for 20 years now and I want to see something else when I’m done with diving. Maybe I’ll come back later, but when I stop my diving career I want to do something different.

MC: Since diving is a sport that requires a big effort both mentally and phisically, is there any funny aspect during trainings and/or competitions?

SK: Normally every training is very hard to do, when you have to do hard dives, but we always try to have a little bit of fun. We’re always joking and kidding to each other and we’re always pushing each other, even if there’s a competition we do this, just to smile and even if there’s a dive that’s not so good we still try to go on and say to the others it’s not so bad, next one is going to be better, we’re just helping each other out.

Sascha Klein was born in Eschweiler, Nordrhein-Westfalen (Germany) in 1985. He competes in both 10m individual and synchronized – with Patrick Hausding – events. He is one of the most successful divers in the last years at both national and international levels: he won at least twenty national titles, a silver medal at the Beijing Olympic Games in 2008 in the 10m synchronized platform event, four medals at the 2011 and 2013 World Championships (bronze in the 10m platform events in both Shanghai and Barcelona, where he won silver and gold respectively in the synchro events), two gold medals in the 10m platform events in the 2010 and 2011 European Championships in Budapest and Turin, and seven consecutive gold medals in the 10m synchronized platform events from 2008 to 2014. At the 2014 FINA Diving World Series, after a bronze medal in the 10m platform event in Windsor and five medals in the synchronized platform events (silver in Beijing, Dubai and Windsor; bronze in London and Monterrey) he got second place overall in the synchro platform ranking and third place overall in the platform ranking.
Facebook: Sascha Klein – The original Fanpage.

Interview and photo by Marta C. Translation: Carmine M.
Published on the following blogs:
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