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Prosegue il nostro ciclo di post in collaborazione con TuffiBlog, il blog di Nicola Marconi (www.tuffiblog.com), dalla cadenza assolutamente non regolare – siamo pur sempre Anticommento! – e, speriamo, dalla digeribilità assicurata.

Il formato che abbiamo concepito è abbastanza classico, ma non troppo sfruttato: tutte le interviste, tra quelle fatte, quelle che abbiamo programmato di fare e quelle che sogniamo un giorno di fare, saranno strutturate in quattro domande, di cui una soltanto – la quarta – sarà fissa per tutti i nostri interlocutori. Siamo blog e non testate giornalistiche (ringraziando il Signore), quindi speriamo che traspaia la vera intenzione di queste interviste: fare quattro chiacchiere con persone deliziose. In vero stile Anti.

Grazie Michele per la disponibilità e per averci dedicato un po’ (un bel po’!) del tuo tempo!

Noemi I.: Come non raramente succede sei “nato” come piattaformista, e con buoni risultati – un bronzo europeo dalla piattaforma in sincro nel 2008 e il record italiano dalla piattaforma, nelle tue mani dal 17 giugno 2007 (508 punti, battuto solo dai due cinesi al Grand Prix di Roma); dopo qualche tempo ti sei dedicato esclusivamente al trampolino, dove hai comunque acquisito risultati notevoli come il bronzo europeo nel 2009. Riguardo la tua esperienza nelle tue discipline, quali sono i pro e i contro delle diverse altezze?

Michele Benedetti: Il primo pro che trovo nei 3 metri è che, a livello psicologico, è più facile allenarsi. Puoi fare più tuffi in termine di volume ed è più semplice arrivare al massimo del volume quando sei dal trampolino, e anche a livello quantitativo si riesce a fare più tuffi in un’ora di allenamento da tre metri che da dieci metri. Tuffarsi dal trampolino implica meno sforzo mentale. Per quanto riguarda la mia personale carriera, io ho iniziato a dedicarmi esclusivamente ai tre metri quando mi stavo avvicinando al culmine dell’esperienza. Il massimo della qualità, dell’approccio alla gara, dell’approccio all’allenamento, del mio professionismo l’ho raggiunto un paio d’anni dopo aver iniziato a fare solo e esclusivamente il trampolino.

Nel 2008, quando ho smesso la piattaforma, ero ancora in una fase di passaggio, un po’ da adolescente sciocco, dove era facile sbagliare l’approccio alla gara, farmi stressare dagli allenamenti… nel 2007 ho fatto una grande gara ma magari il mese dopo ho sbagliato completamente un’altra gara, mentre poi dal 2008-2009 in poi sono sempre state meno le gare totalmente da buttare, magari ora riesco a risolvere una gara all’ultimo tuffo senza farmi prendere dal nervosismo quando magari nel 2006-2007 non ci sarei riuscito o forse ci sarebbero state più gare da buttare. Quindi, per la mia carriera, il pro del trampolino è il fatto che ci sono arrivato al culmine della mia esperienza… e questo è un po’ il contro della piattaforma. Se vuoi fare piattaforma, devi iniziarla da giovane, quando sei quando sei un po’ più incosciente quindi osi un po’ di più, se non sei preparato psicologicamente puoi incappare in gravi errori o infortuni, oppure sbagli le gare perché non sai approfittare degli errori degli altri…

Tanti atleti hanno iniziato con la piattaforma per poi passare al trampolino, mentre ora invece noto che ci sono molti piattaformisti che restano tali per tutta la carriera, come Francesco Dell’Uomo che fin da ragazzino ha saputo approcciarsi bene alle gare e non ha mai avuto grandi difficoltà. Ecco, uno dei pro della piattaforma è che è pura tecnica. Non hai un attrezzo che si muove sotto di te, non ti serve forza, è tecnica al 100%.

Il contro della piattaforma: l’altezza. A me non ha mai dato fastidio, a livello psicologico, fare un nuovo tuffo o poter fare qualcosa di più ma dopo dieci anni che praticamente facevo solo ed esclusivamente piattaforma (durante gli allenamenti facevo anche trampolino, ma un po’ meno) e quello che mi pesava, dopo dieci anni, era il male al polso che non mi lasciava dormire, aggravato psicologicamente dal non essermi qualificato alle Olimpiadi. Per me il contro peggiore è proprio questo: mi era passata la voglia. E secondo me può passare più facilmente dalla piattaforma proprio per una questione psicoattitudinale nell’allenamento.

Il pro della piattaforma è che è fantastico quando riesci a dare il massimo, e tutto calza a pennello, la piattaforma ti dà una soddisfazione che nessun’altra gara ti dà. Quella sensazione dell’eseguire benissimo un tuffo e pensare “Mamma mia che ho fatto!” io l’ho provata solamente dalla piattaforma. Non sono ingrato, anche dal trampolino sono belle sensazioni, ricordo benissimo alcuni tuffi e alcune gare e anche le sensazioni, ma ricordo anche tanti altri dalla piattaforma – anche tuffi sbagliati – e ne ho un ricordo maggiore. Le emozioni che provi dalla piattaforma sono quadruplicate rispetto al trampolino. E questa secondo me è la maggiore differenza.

NI: All’interno della nazionale attuale, sei il tuffatore con la carriera internazionale “senior” più lunga, solo Tania Cagnotto e Maria Marconi hanno esordito prima di te. Com’è cambiato questo sport da quando hai fatto il tuo esordio? Quali sono le differenze principali negli allenamenti, nei mezzi tecnici, nelle gare, al di là dei coefficienti?

MB: (Bellissima domanda, bellissima davvero!) È cambiato tanto. Io sono cambiato tanto, lo sport è cambiato tanto, la squadra è cambiata tanto, anche l’ambiente in piscina è cambiato tanto.

Mentre io in questi quindici anni sono diventato un professionista, l’ambiente in piscina è diventato sempre meno professionale. Un tempo c’era meno gente che si applicava di più, a tutti i livelli, adesso siamo un po’ di più ma con una media più bassa. E non è una cosa che si vede solo nella Nazionale Italiana ma si nota anche nell’ambiente internazionale. Un tempo, sì c’erano professionisti, campioni olimpici, gente bravissima, ma si usciva tutti insieme, si “cazzeggiava” di più, ci si divertiva di più… ora ci sono squadre che pretendono il professionismo assoluto, con i suoi pro e i suoi contro. Per esempio, ora hanno il coprifuoco in hotel, alcuni atleti non possono bere, non possono uscire. Sono squadre che hanno messo una sorta di regolamento per essere più “professionisti” da tutti i punti di vista, sia sul piano vasca che a livello comportamentale. Quindi non solo gli atleti sono migliorati ma anche le squadre sono un po’ più rigide.

La nostra squadra è cambiata tanto – più che altro sono cambiato io. Quando andavo a fare le prime gare ero spaesato, mentre gli altri – Nicola, Tommaso (i fratelli Marconi, ndr), Massimiliano (Mazzucchi, ndr) – conoscevano tanta gente e io non conoscevo nessuno, ero alle prime armi, non avevo quell’esperienza che invece ho adesso anche nell’approccio alla gara. Era tutto un mondo nuovo. Ora, andando avanti con gli anni, so come comportarmi in campo internazionale, anche all’interno della squadra mi rendo conto di cosa si può fare e cosa non si può fare. Magari mi posso permettere di chiedere cose al mio allenatore, anche quando siamo in trasferta con la Nazionale, che magari a sedici anni non mi sognavo di poter chiedere, come i permessi – non per fare chissà cosa, ma per potermi mettere nelle migliori condizioni per affrontare la trasferta. Discutiamo insieme con il mio allenatore quali sono le migliori gare da fare e quali no; quando avevo sedici anni lui decideva tutto per me e io seguivo alla lettera quanto mi diceva. Non che ora non lo segua, ma adesso ci confrontiamo di più. Nei rapporti interpersonali della squadra invece la cosa che più è cambiata è che ora siamo un po’ di più, sicuramente la Federazione fa girare più persone in campo internazionale rispetto a prima… le prime gare internazionali che ho fatto, 2001-2002-2003, c’erano dei limiti da rispettare, andavano solo primo e secondo di determinate gare a fare poi le gare internazionali come Mondiali, Europei o Grand Prix. Io, ad esempio, nel 2001 non ho fatto i Mondiali di Fukuoka perché avevo fatto un punto in meno del punteggio previsto nella gara completa e quindi il consiglio federale aveva deciso di non mandarmi. Adesso invece portano gente che non ha fatto tot punteggio ma che è stato invitato dalla Federazione. Sono sicuramente cambiate le scelte federali, quindi. La squadra è composta da elementi un po’ arrugginiti ma anche da elementi freschi e brillanti; è un po’ più disgregata di un tempo perché prima eravamo otto, nove atleti e tutti insieme facevamo i Grand Prix, i Mondiali e gli Europei. Ora invece c’è chi va alle World Series, chi va al Grand Prix, chi va al meeting, chi va all’Europeo… si cambia sempre in base all’esigenza. Prima c’erano meno gare, a livello internazionale: sette tappe dei Grand Prix, il Super Final, Europei e Mondiali ad anni alterni, Coppa del Mondo e le Olimpiadi. Ora invece noi facciamo quattro gare italiane di selezione, poi ci sono i Grand Prix, le World Series, Mondiali ogni due anni, Europei tutti gli anni, poi la Coppa del Mondo per qualificarti alle Olimpiadi… un tempo non era così: fino a Sydney, era la Federazione a decidere se ti ci voleva mandare o meno, non c’erano qualificazioni internazionali. Sicuramente questo è cambiato nell’ambiente internazionale: ci sono molte più gare che valgono. Questo è cambiato tantissimo in quindici anni: ci sono quattro gare di qualifiche in Italia, non c’è un limite di punteggio, ora hanno messo i limiti sui coefficienti – devi fare tre tuffi oltre 3.3 – insomma, sono cambiate cose che anni fa non ci saremmo sognati proprio. C’è più gente, mentre quindici anni fa dal trampolino c’erano Donald (Miranda, ndr) e Nicola e più o meno erano imbattibili. Dalla piattaforma ce n’erano due che facevano la serie completa dai dieci metri. Al tempo, quindi, alle gare internazionali ci andava chi aveva avuto i punteggi più alti, chi aveva vinto le gare, ora invece sono più liberi mentre prima le scelte federali erano più rigide. Fanno come credono sia più giusto. La cosa che sicuramente è cambiata più di tutte è che sono invecchiato, però mi diverto ancora!

NI: Non vogliamo sapere quando deciderai di chiudere la tua carriera, a meno che la risposta non sia “mai”… (MB accenna una risposta, NI: “ti abbiamo detto che non devi rispondere a meno che la risposta non sia MAI!”, ndr) I tuoi obiettivi a breve termine li immaginiamo – Rostock, Kazan, Rio. Quindi quali sono i tuoi obiettivi a medio e lungo termine? Ti vedi ancora in vasca, o a bordo vasca, o ti immagini altrove?

MB: Ho pensato di ritirarmi già due volte, in realtà: una volta nel 2007, pensavo di riuscire a qualificarmi per Beijing, fare i mondiali nel 2009 in casa, laurearmi nel 2010 e smettere, mi sarebbe piaciuto così se fossi riuscito ad andare alle Olimpiadi; poi ho cominciato a fare il trampolino, è andato molto bene – estremamente bene – e mi sono ritrovato a puntare le Olimpiadi 2012. Dopo le Olimpiadi volevo smettere, poi mi sono ritrovato a chiedermi, dopo una vacanza, “e adesso cosa facciamo?”, e ho ricominciato a saltare, con un ritmo un po’ più blando – non c’erano opzioni interessanti in alternativa. È andata bene la prima stagione dopo-Londra, è andata bene anche la seconda… e adesso mi ritrovo a questo punto, a pochi mesi dalla qualificazione per Rio – che è difficile, ma pur sempre una qualificazione. Ecco, l’obiettivo a breve termine non può che essere questo.

Per quanto riguarda gli obiettivi a lungo termine, onestamente non lo so. Devo vedere come va, quello che mi si propone… potrei allenare: già mi diletto ad aiutare a bordo vasca ogni tanto, dando dei consigli agli altri atleti, e questo non mi dispiace come esperienza adesso ma non posso mettere la mano sul fuoco che sarà la mia carriera per sempre. Qualche anno fa pensavo che per diventare allenatore lo avrei fatto solo ed esclusivamente se mi si fosse aperta un’opportunità in un college americano, e mi piacerebbe tantissimo. Se invece non mi dovessi trovare a mio agio a bordo vasca, ho una laurea che potrei sfruttare a livello imprenditoriale, e anche questo mi piacerebbe molto. Quando non sono impegnato con i tuffi, mi diletto a pensare a qualcosa di figo da poter fare al di là del mondo dei tuffi. Per almeno altri dodici mesi solo al 100% qua, dopo… può succedere di tutto. Potrei salutare tutti e andarmene via oppure potrei rimanere in Marina Militare e aiutare il settore con i più giovani per poi portarli avanti… oppure continuare, ma è comunque una probabilità piccolissima. Il sunto è che per la mia carriera personale potrebbe davvero succedere di tutto.

NI: Essendo i tuffi uno sport che richiede un grande sforzo sia fisico che mentale, quali sono gli aspetti che consideri divertenti in allenamento e/o in gara?

MB: Io ogni tanto sono riuscito a divertirmi anche in gara. Quando raggiungi quello stato mentale in cui va tutto liscio, lasci andare le cose e capitano e vanno bene, quello stato mentale è una cosa fantastica e non fai assolutamente fatica, ti diverti, stai con il sorriso. Quello stato mentale è la cosa più bella che possa mai succedere ad un atleta. A me l’attitudine positiva è successa poche volte, devo ammetterlo, ma quando ci riesci ti senti in un altro mondo. Non lo direste mai, ma l’attitudine mentale è la stessa necessaria per il golf!

In allenamento, secondo me, una cosa divertente è stare in buona compagnia, riuscirsi ad allenare e a migliorare però riuscendo allo stesso tempo anche a divertirsi, a fare la battuta, a ridere con gli altri. Per esempio noi che siamo una famiglia ci siamo sempre sfottuti quotidianamente ma di litigate vere e proprie non c’è quasi traccia. Quindi il fatto di riuscire ad avere un feeling vero e proprio in una squadra dove tutti puntano allo stesso obiettivo, e tutti vogliono le stesse cose, e uno tira l’altro, e uno scherza con l’altro e si fa tutto con il sorriso, quello è divertente, ovviamente. L’avere lo stesso obiettivo e farlo con il sorriso tutti insieme, che è una cosa difficile da dire di uno sport individuale come i tuffi ma che poi alla fine se stai quotidianamente con Nicola, Tommaso, Tommasino (Rinaldi, ndr), Maria, Francesco, tutti insieme, tutti vogliono andare alle Olimpiadi e vincere una medaglia agli Europei, tutti stanno in palestra a lavorare per migliorarsi, uno si aiuta con l’altro… quello è divertente e figo. È normale che ogni tanto ci siano screzi e scazzi in generale, ma alla fine ci si prende in giro e ci si diverte comunque tutti insieme. L’ostilità non fa parte del mio modo di lavorare, bisogna evitarla per il bene personale e di tutta la squadra italiana.

Per questo nel quotidiano, giorno per giorno, bisogna contornarsi di gente che lavora come te e che vuole aspirare al massimo come te, per allenarsi bene e per raggiungere i massimi obiettivi. Per allenarsi con il sorriso e divertirti, devi essere sulla stessa lunghezza d’onda di chi ti gira intorno nel quotidiano in piscina. Poi se ogni tanto c’è qualcuno che ti mette i bastoni tra le ruote te ne puoi fregare o puoi assecondare, ma l’importante è che nel quotidiano ci sia una situazione tranquilla.

Michele Benedetti è nato a Parma, Emilia-Romagna (Italia) nel 1984, e dopo sette anni di attività dalla piattaforma gareggia dal 2008 nelle gare individuali e sincronizzate – con Tommaso Rinaldi – dal trampolino 3 metri. Nel suo palmares conta due medaglie di bronzo europee (nel 2006 a Budapest, nella gara sincronizzata da 10 metri, con Francesco Dell’Uomo; nel 2009 a Torino, nella gara individuale da 3 metri) e otto medaglie ai FINA Diving Grand Prix in tutte le specialità olimpiche: 3m (bronzo a San Juan 2014), 10m (bronzo a Roma 2007), 3m sincro (argento a Bolzano 2014) e 10m sincro (oro a Madrid 2004, argento a Roma 2005, bronzo a Roma 2004 e alle Superfinals di Veracruz 2005), più un bronzo da 1m a Bolzano 2010.
Twitter: @MikisBenedetti. Instagram: mikisbenedetti.

Articolo di Noemi I., foto di Marta C., traduzione di Carmine M.
Riproduzione permessa sui blog:
“L’Anticommento” (https://anticommento.wordpress.com);
“TuffiBlog” (http://www.tuffiblog.com).

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(Tommaso Rinaldi e Michele Benedetti, medaglie d’argento al FINA Diving Grand Prix di Bolzano 2014 dal trampolino sincronizzato 3m. Fonte: @rinaldi_tommy)
(Tommaso Rinaldi e Michele Benedetti, silver medals at the 3m synchro event at the FINA Diving Grand Prix in Bolzano, 2014. Source: @rinaldi_tommy)


This articles series is a collaboration between Anticommento and TuffiBlog, Nicola Marconi’s blog about diving (www.tuffiblog.com). The series isn’t periodic at all – we are “Anti-“, after all! – but we hope to be easy to “digest” for everyone.

The format of our series is quite simple and classic, even if it isn’t that abused – at least in Italy: all of our interviews – the ones we already did, the ones we have already planned to do, the ones we just dream to do someday – will consist of four questions, one of them will be the same for everyone while the other three will be personalized for our guest. We are blogs, not newspapers (bless!), so we hope to render our interviews as we planned to: we just talk a little bit with all of you. Anti- style!

Thank you, Michele, for your time – and it was a lot of time!

Noemi I.: You started as a platform specialist, reaching some important achievements – an European bronze in synchro in 2008, the Italian record from the platform since June 17, 2007 (508.00 points, third after the two Chinese divers in Rome); after some time, you decided to  become a springboard diver, once again with some good achievements, as the European bronze in 2009. From your experience, could you explain the pros and cons from the different heights?

Michele Benedetti: As a state of mind, I find springboard training easier. You can do more dives overall, you can achieve your max workload faster, and you can do more dives in the same amount of time spent training from the springboard than from the platform. For my experience – I started my career from the springboard when I was close to my expertise peak – springboard diving is less mind-exhausting. Well, I achieved my peak in terms of diving quality, approach to training and competitio and professional career – and a  couple of years later I started diving exclusively from the springboard.

When I stopped diving from the platform, back in 2008, I was still growing up as a diver and a person, I was still acting as a somewhat silly teen: it wasn’t that infrequent to approach in a wrong way to the competition, or feel a lot of stress in training… I did a great job in 2007, right, but I wasn’t steady, maybe I would totally mess up with another competition the month after: instead, after 2008-2009 I have been more dedicated and stable. Sometimes it happens I can save an event with my sixth dive, without giving in to nerves, while I wasn’t able to do that back in 2006 or 2007. So, I could say that the best thing of my springboard career is that I approached this discipline when I was almost on top of my experience– and, at the same time, I consider it as a con for my platform experience.. If you want to be a platform diver you have to start your career when you’re young, because you’re a little more reckless and you can dare more with your dives; if your nerve aren’t well-trained you may run up against mistakes, maybe injuries too, or you may mess up competitions just because you aren’t ready to exploit other divers’ mistakes…

Many divers started from platform and then switched to the springboard in the past, now there are lots of platform divers who stick to it for their whole careers instead; just think to Francesco Dell’Uomo, he had a good approach to competitions since he was a child, and he never had great strives on it. Here, there’s one of the pros for platform: it’s pure technique. Your equipment doesn’t move under your feet, you don’t need strength, it’s 100% technique.

A con for platform: the height. I have never been conditioned from height, trying new dives or raising workloads from ten meters was never an issue, but after ten years, in which I dedicated myself to platform and platform only (yes, I trained from springboard too, but a lot less), I felt the weight of it; after ten years, I found myself sleepless because of wrist aching, and stressed because I missed the Olympic Games. I didn’t have any desire to work. And the stress is always higher for a platform diver than for a springboard diver, the psychological issues in training are different.

But platform is fantastic when you are in excellent shape and everything goes as it should, because platform competitions are way more satisfactory than any other event. The feeling a perfect dive can give you, a thought like “Holy crap I just nailed it!”, well, I felt that feeling from platform only. I’m not ungrateful, I had lots of satisfaction from springboard too, I remember some dives and events and I can recall even the feelings from those events, but sensations from platform are stronger, are four times stronger than springboard ones. This is the main difference, in my opinion.

NI: Among the actual national divers, you are the male diver with the longest international senior career – Tania Cagnotto and Maria Marconi are the only divers who started before you. How much has this sport changed since your debut? What has changed in training, technical equipment, competitions– not counting difficulty degrees?

MB: (Well, that’s a nice question, a really nice one!) It has changed a lot. I feel changed a lot, the sport itself is changed, the team has changed, and the environment has changed, too.

In the last fifteen years I’ve become a professional, but the environment in the swimming pool is less and less professional. When I was younger there were less divers, but they were way dedicated across the board; now we’re more numerous, but the average level is lower. And I’m not talking just about the Italian team, it’s a widespread change. At times, there were professionals, Olympic champions, awesome divers, but after the competitions we went out all together, we had fun, a lot of fun… nowadays there are clubs and national teams pretending their divers are absolute professionals – and there are pros and cons about it: for some athletes curfew is mandatory, they can’t drink at all, they can’t even go out. These teams have enforced rules to project a “professional” image all around, in the pool, at the meetings. So, divers have improved, but teams are severe.

Our team has changed a lot – well, actually it’s me who’s changed. When I started taking part to competitions I felt disoriented, I didn’t know anyone while the other divers – Nicola and Tommaso Marconi, Massimiliano Mazzucchi – knew a lot of people; I was a novice and I didn’t have that experience that I have now, even in competition. It was a whole new world. Now, after many years, I know how to do in an international event, and I know what I can and what I can’t do when I’m part of a team. Maybe I can ask things to my coach now, even when we’re away, things I could never figure to ask when I was sixteen as a leave (well, I never needed a leave to do shenanigans, but it can be useful to make the most of myself and my away event). Now I discuss with my coach what events are best suited for me; when I was sixteen, he chose everything for me, and I complied with his orders. I still obey the rules, but I can afford to discuss with my coach. Speaking strictly about the team, we are a lot more than in the past, and our Federation enrolls more divers in the international events if compared with my debut times… back from 2001 to 2003, there were minimum scores to achieve, and the first two divers in selected events could be called for international competitions, such as Grand Prix events, Worlds or Euros. I missed the 2001 World Championships in Fukuoka because I missed the minimum score for one point, and the Federal Board chose not to select me. Nowadays scores are less important and athletes are summoned from the Federation, choices have changed in the years. Our team now counts both expert, maybe even “rusty” divers, and fresh, brilliant new athletes; the group isn’t compact because ten years ago we were eight, maybe nine divers, and we had done Grand Prix events, Euros and Worlds altogether. Now there are divers at the World Series, other divers at the Grand Prix legs, even other divers on meetings, and the ones called for Euros aren’t sure… summons change depending on events. There are lots of new meetings too: back to the first years of my career, there were seven legs for the Grand Prix, the finals, European Championships and World Championships once every two years, the World Cup and the Olympic Games. Now there are four Italian events to form the team, eight Grand Prix legs, six World Series legs, Euros every year, the Worlds, and the World Cup for the Olympic passes… it’s different now: until Sydney, the Federation has complete control over Olympic summons, there weren’t international qualifiers. Nowadays there are more important competitions. And, starting from 2015, in every Italian qualifiers event you have to put three dives with DD 3.3 or higher in your dive list!

Lots of things have changed in fifteen years, it’s quite different now. Fifteen years ago, Donald Miranda and Nicola Marconi were unbeatable in the springboard events, and maybe one or two divers had a complete dive list from the 10 meters platform; so whoever had the best scores was summoned for the international events, Federal choices were more strict while now they are more free to choose among divers – choosing for the best, we all hope.

Actually, the thing who has changed the most is that I’m way older, but I still have fun!

NI: We don’t want to know when you have decided to retire, unless your answer is “never”… (MB starts answering, NI: “we already said, no answer unless it’s “NEVER”! – Ed.) We can figure about your short-term objectives – Rostock, Kazan, Rio. So, what are your mid- and long-term objectives? You figure yourself on boards, or on the poolside, or somewhere else?

MB: I thought about retiring two times already, actually: in 2007 I planned qualifying for Beijing, taking part to the World Championships in Rome in 2009, in my country, taking my degree the year after and then retiring. I would have liked that, yes, the first step was the hardest. Well, then I started my career on the springboard, it went well – quite well – and I tried to qualify for the next Olympic Games. After the Olympics I considered retiring: I was on vacation and I asked myself, “what now?”, and I started diving again, on mild workloads, less stressed – there weren’t any interesting options for me at times. Well, the first year after London went good, the second year went even better… and now I’m here, a few months before the Rio qualifiers – and they’re difficult, but they are qualifiers, anything can happen. So my short-term objective can’t be anything but my second Olympic Games.

For my long-term programmes… honestly, I don’t know. I don’t know how I would feel in a year, the offers I would receive… yes, I could be a coach: sometimes I offered my help at the poolside, I advised some athletes, and I sort of liked this experience but I can’t assure it would be my career after my retirement. Some years ago I dreamt about being a coach in an US college, I would still like it immensely. If the poolside won’t suit me, well, I still have a degree and I could be a businessman, I could like that too. When I’m not training and I’m not thinking about diving, I think about something awesome and different, far from the diving world… but yeah, for the next twelve months I’ll be 100% devoted to diving, and then we’ll see. I could say goodbye to everyone and leave, I could stay in the Italian Navy and help with the younger athletes, make them grow… I could be a diver even after Rio, if I feel really good, but it’s somewhat remote. I don’t know yet, anything could happen in my future.

NI: Since diving is a sport that requires a big effort both mentally and phisically, is there any funny aspect during trainings and/or competitions?

MB: Sometimes I managed to have fun during competitions, too. When you reach that particular state of mind and everything flows, you let things happen and they happen to be good, well, that flow is fantastic and you don’t feel the fatigue, you have fun, you just smile all the time. This positive attitude is the best an athlete can feel. It doesn’t happen all the time – at all – but when it does, you feel like in heaven. You won’t ever say that, but this attitude looks like the one needed to play golf!

In my opinion, you have the most of fun in training when you are part of a nice group, so you can train and improve but you can also have fun, have a laugh on their mistakes. I’m part of a group which is also a family, we always mocked each other but we never argued among us. So, feeling really part of a team longing to the same goals, working with a smile on your lips, that’s the most of our fun. And yes, it can sound strange for an individual sport, but there’s me, and Nicola and Tommaso, and Tommasino (Tommaso Rinaldi, Ed.), Maria, Francesco, and everyone dreams about the Olympic Games and European medals, working all together in the gym and helping each other… that’s fun, and it is great too. Sometimes quarrels can happen, but we make it up soon, and everything is fun. Hostility is banished, everyone must work for his or her own individual achievements, and for the pride of our country.

So, you have to be part of a team where everyday, everyone works as you do, has the same goals, trains at his or her best, and achieves the best results. You have to be on the same wavelength with everyone in your team. And every time someone works against your group, just ignore him, because he doesn’t work for the team but for himself only, and keep up your own work for your and your team’s serenity.

Michele Benedetti was born in Parma, Emilia-Romagna (Italy) in 1984; in 2008 he switched from platform to springboard, and now he competes in both 3m individual and synchronized – with Tommaso Rinaldi – events. He has taken part in the London Olympic Games in 2012 (twentieth place). He won the bronze medal at the Budapest European Championship in 2006, in the 10m synchronized platform event (with Francesco Dell’Uomo), and another bronze at the Torino European Championship in 2009, in the 3m springboard event. He also won eight medals at the FINA Diving Grand Prix in all the Olympic events: in the 3m springboard competition (bronze at the San Juan leg in 2014), in the 10m platform competition (bronze at the Rome leg in 2007), in the 3m synchro springboard competition (silver at the Bolzano leg in 2014) and in the 10m synchro platform competition (gold at the Madrid leg in 2004, bronze at the Rome leg in 2004, silver at the Rome leg in 2005, bronze at the 2005 Superfinals in Veracruz); plus, he won a bronze medal in the 1m springboard competition (Bolzano 2010).
Twitter: @MikisBenedetti. Instagram: mikisbenedetti.

By Noemi I. Photos: Marta C. Translation: Carmine M.
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